L'aumento di ottobre, dopo quello di gennaio, è il primo doppio rialzo tariffario in quattro anni. ll Cremlino giustifica i rincari con le infrastrutture obsolete, ma la banca centrale avverte: l'inflazione salirà al 6/7%, in un'economia già provata da guerra e sanzioni
A partire dal 1º ottobre, le famiglie e le imprese russe dovranno fare i conti con un aumento medio del 15% sulle tariffe dei servizi a rete. Si tratta del secondo rincaro registrato nel corso dell'anno solare, una misura eccezionale che non si verificava dal 2022, anno dell'invasione dell'Ucraina.
La Banca di Russia ha già lanciato l'allarme: la stangata spingerà l'inflazione per il 2026 tra il 6% e il 7%, ben al di sopra del target del 4%, in un contesto economico già fortemente provato dalle sanzioni e dai costi del conflitto.
L'impatto non sarà uniforme: gli aumenti oscilleranno tra l'8% e il 22% a seconda della regione. I rincari più pesanti colpiranno territori come Dagestan, Stavropol, Tambov e Tjumen, mentre a Mosca e San Pietroburgo le tariffe saliranno rispettivamente del 15% e del 14,6%.
Infrastrutture colabrodo e l'ombra delle sanzioni
Per giustificare la misura, il Cremlino punta il dito contro il degrado delle reti comunali, in gran parte risalenti all'epoca sovietica e afflitte da decenni di mancati investimenti. Manutenzioni continuamente rinviate ed inverni rigidi hanno accelerato il collasso dei sistemi.
Dietro la crisi infrastrutturale, tuttavia, c'è il peso diretto della guerra. Le sanzioni occidentali impediscono l'importazione di macchinari e pezzi di ricambio indispensabili per le riparazioni, mentre la carenza di manodopera si fa critica: le maestranze sono state assorbite in massa dall'industria bellica e dalla coscrizione militare.
L'impatto su famiglie, aziende e consumi
La scelta di colpire i servizi essenziali presenta un conto salatissimo per la popolazione e il tessuto produttivo:
- Stangata sui redditi bassi: Le bollette rappresentano uscite fisse non tagliabili. L'aumento erode il potere d'acquisto dei nuclei meno abbienti, costretti a tagliare spese per cibo e abbigliamento proprio mentre i beni alimentari registrano impennate di prezzo.
- Pressione sulle PMI: Senza i finanziamenti statali garantiti all'industria bellica, le piccole imprese devono sostenere costi di gestione più alti con un credito bancario proibitivo (il tasso di riferimento fissato dalla banca centrale è al 21%).
- Spirale inflazionistica: Uffici, negozi e fabbriche scaricheranno i maggiori costi di gestione sui prezzi finali dei prodotti, alimentando ulteriormente il carovita.
L'economia di Mosca, sostenuta finora dalla domanda interna e dai contratti statali dedicati alla difesa, rischia ora un forte rallentamento nelle regioni periferiche, dove i salari reali non sono cresciuti al ritmo dell'inflazione e i sussidi legati alla spesa militare arrivano solo in minima parte.