La regione, che ospita alcune delle rotte marittime più trafficate al mondo, registra forti disagi dal 28 febbraio. Da quando la guerra con l'Iran ha colpito i traffici attraverso lo strategico stretto di Hormuz
La pirateria al largo del Corno d'Africa ha raggiunto i livelli più alti dal 2013, secondo un'analisi dell'agenzia di stampa AFP basata sui dati dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO).
Dall'inizio dell'anno sono stati segnalati almeno 15 attacchi, secondo le relazioni del Global Integrated Shipping Information System dell'IMO analizzate da AFP.
Le relazioni coprono incidenti avvenuti dal 1994 nel Golfo di Aden, nel Mar d'Arabia e nell'Oceano Indiano fino a 2.000 chilometri dalla Somalia.
Dal 2013 la regione non aveva registrato più di una manciata di attacchi di pirati all'anno, e solo cinque nel 2025.
Ma nel 2026 gli attacchi si sono moltiplicati, in particolare nel Golfo di Aden tra Somalia e Yemen, che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano.
Da maggio nella zona si sono verificati otto attacchi.
La regione, che ospita alcune delle rotte marittime più trafficate al mondo, ha visto il traffico pesantemente sconvolto da quando, il 28 febbraio, è iniziata la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, che ha inciso sulla navigazione attraverso il cruciale stretto di Hormuz.
L'attacco alla petroliera Honour 25
Il caso più grave registrato nel 2026 risale al 21 aprile. Circa 30 pirati armati con fucili d'assalto e lanciagranate hanno preso di mira la Honour 25, una petroliera che navigava a nord di Eyl, nel Puntland.
La località, un tempo città di pescatori, è diventata negli anni uno dei principali punti di riferimento della pirateria somala.
I pirati hanno preso in ostaggio tutti i 17 membri dell'equipaggio e hanno assunto il controllo della nave, lunga circa 90 metri. Secondo le informazioni disponibili, l'imbarcazione risulta ancora nelle loro mani.
L'episodio riporta alla memoria gli anni in cui la pirateria somala rappresentava una delle principali minacce per la navigazione commerciale mondiale.
Lontani dai numeri record del 2011
Il quadro attuale è preoccupante, ma resta comunque molto distante dall'emergenza vissuta all'inizio dello scorso decennio.
Il picco della pirateria nella regione fu raggiunto nel 2011. In quell'anno, così come nei due precedenti, l'IMO aveva registrato circa 200 attacchi contro le navi.
Negli anni successivi le operazioni internazionali di contrasto, la presenza delle forze navali e l'adozione di nuove misure di sicurezza a bordo contribuirono a ridurre drasticamente gli assalti.
Il ritorno degli episodi nel 2026 non significa quindi che la pirateria abbia raggiunto i livelli dell'epoca d'oro dei sequestri, ma segnala una possibile inversione di tendenza.
Una nuova minaccia sulle rotte strategiche
Il problema si inserisce inoltre in un contesto marittimo già particolarmente complicato. Il traffico commerciale nell'area è stato pesantemente condizionato dalle tensioni geopolitiche che hanno coinvolto il Medio Oriente e dalle difficoltà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di energia.
Per gli armatori, dunque, il rischio è duplice: da una parte le minacce legate ai conflitti regionali e alla sicurezza delle rotte; dall'altra il possibile ritorno della pirateria organizzata lungo le coste della Somalia.
Il numero di attacchi resta per ora lontano dai livelli record del 2011. Ma dopo anni di relativa calma, 15 episodi in meno di otto mesi sono un campanello d'allarme difficile da ignorare.