Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro hanno dato il via alla campagna per le presidenziali in Brasile, mobilitando migliaia di sostenitori a San Paolo e a Rio de Janeiro. Uno scontro che si preannuncia segnato da forte polarizzazione politica e dall’influenza dell’amministrazione Trump
La corsa alla presidenza del Brasile è ufficialmente iniziata. Domenica 16 agosto il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro hanno aperto le rispettive campagne elettorali nei loro bastioni politici, dando il via a una sfida che si preannuncia tra le più combattute degli ultimi anni. Da una parte il leader della sinistra, 80 anni, in cerca di un quarto mandato non consecutivo; dall'altra il figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, condannato per tentato colpo di Stato e attualmente agli arresti domiciliari.
Il primo turno è fissato per il 4 ottobre. Se nessun candidato otterrà la maggioranza dei voti validi, il ballottaggio si terrà il 25 ottobre. I sondaggi mostrano al momento Lula in vantaggio, ma con un margine ridotto e una distanza che si è progressivamente assottigliata. Nell'ultimo rilevamento BTG/Nexus, pubblicato il 17 agosto, Lula è al 41 per cento nel primo turno contro il 36 per cento di Flávio Bolsonaro. In un ipotetico ballottaggio il presidente è avanti 47 a 44, un risultato che conferma una sfida molto aperta.
Lula torna alle origini: "Il Brasile è pronto per di più"
Lula ha scelto São Bernardo do Campo, nella regione metropolitana di San Paolo, per lanciare la sua campagna. È qui, nello storico stadio Vila Euclides, che quasi mezzo secolo fa si impose come leader dei metalmeccanici durante le grandi mobilitazioni sindacali contro la dittatura militare.
Davanti a migliaia di sostenitori, Lula ha costruito il suo discorso proprio sul legame con quella stagione politica e sui risultati dei suoi precedenti governi. Lo slogan scelto per la campagna è "Brasil pronto para mais", cioè "Brasile pronto per di più".
Con un cappello in testa, dopo la recente diagnosi di un tumore alla pelle, il presidente ha rivendicato il proprio percorso personale e politico e ha sostenuto che il Brasile abbia ancora bisogno delle politiche del Partito dei Lavoratori.
Al centro del suo intervento anche la sovranità economica. Lula ha parlato delle immense riserve brasiliane di terre rare, sostenendo che il Paese debba estrarre, trasformare e industrializzare queste risorse sul proprio territorio, creando occupazione e ricchezza interna.
"Non voglio farlo con gli Stati Uniti, né con la Russia, né con la Cina, né con la Francia né con l'Inghilterra", ha detto, ribadendo la volontà di mantenere sotto controllo brasiliano lo sfruttamento delle risorse strategiche.
Lula accusa Trump: "Nessuna ingerenza straniera"
La questione dei rapporti con gli Stati Uniti è uno dei temi destinati a pesare sulla campagna. Lula ha accusato Washington di adottare misure che, a suo giudizio, finirebbero per favorire la candidatura di Flávio Bolsonaro.
Il presidente brasiliano ha collegato alla vicenda l'aumento dei dazi statunitensi sulle esportazioni brasiliane e altre misure diplomatiche adottate dall'amministrazione Trump.
La Casa Bianca respinge però le accuse di interferenza elettorale e sostiene di rispettare il processo democratico brasiliano e di essere pronta a collaborare con chiunque venga scelto dagli elettori.
La tensione tra Brasilia e Washington si è intensificata negli ultimi mesi anche sul fronte della criminalità organizzata. L'amministrazione Trump ha adottato misure contro il Comando Vermelho e il PCC, due delle principali organizzazioni criminali brasiliane, alimentando a Brasilia il timore di un'ingerenza statunitense nella politica interna.
Flávio Bolsonaro punta tutto sulla sicurezza
A Rio de Janeiro Flávio Bolsonaroha scelto invece la spiaggia di Copacabana, luogo simbolo delle mobilitazioni della destra brasiliana, per dare il via alla propria campagna.
Il senatore del Partito Liberale è salito su un camion con altoparlanti davanti a migliaia di sostenitori. Indossava una camicia verde e gialla, i colori della bandiera brasiliana, e un giubbotto antiproiettile. Suo padre Jair Bolsonaro non era presente: l'ex presidente si trova agli arresti domiciliari dopo la condanna per il tentativo di sovvertire l'ordine democratico.
Flávio ha aperto il comizio evocando proprio la figura del padre e presentando la candidatura come una missione politica e personale.
Il tema centrale è stato quello della sicurezza. Il senatore ha accusato il governo Lula di non essere abbastanza duro contro criminalità e violenza e ha promesso di classificare come organizzazioni terroristiche il PCC, il Comando Vermelho e le milizie.
Ha attaccato inoltre l'inflazione, l'indebitamento delle famiglie e i precedenti scandali di corruzione legati al Partito dei Lavoratori, sostenendo che il Brasile debba cambiare direzione.
Dalla sicurezza ai rapporti con Trump
Flávio Bolsonaro ha rivendicato anche una posizione più vicina agli Stati Uniti e ha sostenuto di essere l'unico candidato in grado di ristabilire la credibilità internazionale del Brasile.
Nel suo discorso ha citato Stati Uniti, Cina, Israele, Medio Oriente, India e Argentina come interlocutori con cui il Brasile dovrebbe costruire nuovi accordi commerciali.
Al comizio di Copacabana era presente anche il presidente argentino Javier Milei. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e diverse figure dell'amministrazione Trump hanno inoltre espresso il loro sostegno alla candidatura di Flávio.
Il senatore ha accolto positivamente anche la linea dura di Washington contro la criminalità organizzata brasiliana, mentre Lula continua a denunciare il rischio che gli Stati Uniti stiano cercando di influenzare la campagna elettorale.
Una sfida sempre più polarizzata
Il duello tra Lula e Flávio Bolsonaro ripropone così, con protagonisti diversi, la frattura politica che ha segnato il Brasile negli ultimi anni.
Da una parte Lula punta sulla propria esperienza, sulle politiche sociali e sull'idea di un Brasile più autonomo sul piano economico e internazionale. Dall'altra Flávio cerca di raccogliere l'eredità politica del padre, facendo della sicurezza, della lotta alla criminalità e della contrapposizione alla sinistra i pilastri della propria campagna.
Il voto di ottobre sarà quindi anche un referendum politico sul futuro del Paese e sull'eredità del bolsonarismo. E i numeri delle ultime settimane indicano che, almeno per ora, nessuno dei due principali candidati può considerarsi sicuro della vittoria.
La propaganda elettorale è ora autorizzata su internet e attraverso eventi pubblici, mentre quella gratuita su radio e televisione entrerà nella fase prevista dal calendario elettorale alla fine di agosto.