È la seconda volta che Trump chiede alla Corte Suprema di annullare i risarcimenti riconosciuti a E. Jean Carroll
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto per la seconda volta la richiesta di Donald Trump di annullare le decisioni delle giurie che lo hanno ritenuto responsabile di aver aggredito sessualmente e diffamato la scrittrice E. Jean Carroll. I giudici non hanno fornito motivazioni per la scelta di non esaminare il ricorso dell'ex presidente.
Lo scorso luglio Trump e il Dipartimento di Giustizia avevano chiesto alla Corte Suprema di intervenire sul verdetto relativo alla causa per diffamazione, che aveva portato alla condanna al pagamento di 83 milioni di dollari, circa 71 milioni di euro, a Carroll.
La vicenda giudiziaria nasce dalle accuse mosse dalla scrittrice contro Trump. Carroll ha raccontato davanti a due giurie di New York di essere stata aggredita sessualmente dall'allora imprenditore nel 1996, all'interno del camerino di un grande magazzino. Le accuse sono state rese pubbliche per la prima volta nel 2019, attraverso un memoir.
Trump ha sempre negato di aver commesso il fatto e ha sostenuto di non aver mai incontrato Carroll. Dopo la pubblicazione delle accuse, l'allora presidente aveva inoltre definito la storia inventata e accusato la scrittrice di averla diffusa per aumentare le vendite del libro, arrivando a dichiarare che Carroll "non è il mio tipo".
Le due cause e i risarcimenti
Carroll ha successivamente citato Trump per diffamazione, sostenendo che le sue dichiarazioni pubbliche avevano danneggiato la sua reputazione.
In una prima causa, una giuria civile di New York ha stabilito che Trump era responsabile dell'aggressione sessuale e della diffamazione, condannandolo a versare 5 milioni di dollari di risarcimento. Lo scorso mese l'ex presidente ha effettuato il pagamento, pari a circa 5,6 milioni di dollari, secondo quanto riportato nel testo della vicenda.
Una seconda giuria ha poi condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari per le dichiarazioni diffamatorie rivolte a Carroll. È su questo secondo verdetto che Trump e il Dipartimento di Giustizia avevano chiesto l'intervento della Corte Suprema.
La decisione dei giudici rappresenta il secondo rifiuto di esaminare un ricorso presentato da Trump nel tentativo di cancellare i risarcimenti riconosciuti alla scrittrice. La sentenza resta quindi in vigore.