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Mangione, giuria anonima e sala extra: così sarà il processo più atteso d’America

Luigi Mangione all'udienza preliminare presso la Corte penale di Manhattan a New York, martedì 11 agosto 2026
Luigi Mangione all'udienza preliminare presso la Corte penale di Manhattan a New York, martedì 11 agosto 2026 Diritti d'autore  AP Photo
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Luigi Mangione torna in tribunale a New York: il processo per l'omicidio di Brian Thompson inizierà a settembre. Prove, difesa, giuria e accesso dei media

Il caso di Luigi Mangione si prepara a entrare nella sua fase più attesa. Il 26enne accusato dell'omicidio di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, è tornato in tribunale a New York mentre si avvicina l'inizio del processo per omicidio, fissato per settembre.

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La selezione della giuria dovrebbe iniziare l'8 settembre: i nomi e i dati identificativi dei giurati non saranno resi pubblici.

La vicenda ha attirato un'attenzione enorme negli Stati Uniti, ben oltre le aule di tribunale. Mangione è diventato infatti una figura controversa anche sui social: da una parte i suoi sostenitori, che lo hanno trasformato in un simbolo della protesta contro i costi e le disfunzioni del sistema sanitario americano; dall'altra i suoi critici, che seguono e commentano ogni aspetto dell'inchiesta, dalle accuse al suo comportamento fino alla sua immagine pubblica.

Se riconosciuto colpevole, Mangione rischia una lunga condanna. Si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse, compreso l'omicidio di secondo grado e i reati legati alle armi. Parallelamente dovrà affrontare anche un procedimento federale, previsto per il prossimo anno, nel quale ha ugualmente respinto le accuse.

Le prove: cosa potrà usare l'accusa

Uno dei nodi centrali del processo riguarda le prove raccolte dopo l'arresto di Mangione in Pennsylvania. La difesa aveva chiesto di escludere diversi elementi, sostenendo che la polizia avesse perquisito illegalmente i suoi effetti personali e non avesse rispettato pienamente i suoi diritti costituzionali durante l'interrogatorio.

Il giudice Gregory Carro ha accolto solo in parte le richieste degli avvocati. Alcuni oggetti recuperati nello zaino, tra cui un caricatore per pistola, un telefono cellulare, un passaporto, un portafoglio e un componente elettronico, non potranno essere utilizzati nel processo.

Potranno invece entrare nel dibattimento una pistola e un quaderno contenente quelli che l'accusa considera scritti riconducibili a Mangione. Si tratta di elementi ritenuti particolarmente importanti per ricostruire la vicenda e le motivazioni del delitto.

L'accusa potrà inoltre contare sui filmati delle telecamere di sorveglianza che mostrerebbero il momento in cui Thompson venne ucciso alle spalle da un uomo con il volto coperto. Gli investigatori hanno utilizzato altre immagini per ricostruire gli spostamenti che Mangione avrebbe compiuto dopo la sparatoria. A questo si aggiungono gli elementi balistici e le impronte digitali che, secondo i procuratori, rafforzerebbero la loro ricostruzione.

La difesa di Mangione resta ancora da decifrare

È proprio la strategia degli avvocati di Mangione uno dei principali interrogativi alla vigilia del processo. Finora la difesa non ha presentato una teoria alternativa completa rispetto alla ricostruzione dell'accusa.

Nei mesi scorsi gli avvocati avevano ipotizzato il ricorso alla cosiddetta "extreme emotional disturbance", una condizione prevista dalla legge dello Stato di New York che, se riconosciuta dalla giuria, potrebbe portare a considerare un'accusa meno grave, quella di omicidio colposo, anziché l'omicidio di secondo grado.

La linea è stata però rapidamente ritirata.

Resta inoltre da capire se la difesa possa puntare sull'infermità mentale. Gli avvocati di Mangione non hanno finora avanzato formalmente questa strategia. Secondo gli esperti, dimostrare l'insanità mentale nel sistema giudiziario americano richiede condizioni molto specifiche e una semplice situazione di forte disagio emotivo non sarebbe sufficiente.

Per l'accusa, il punto fondamentale resta comunque uno: dimostrare alla giuria, oltre ogni ragionevole dubbio, che Mangione sia responsabile dell'omicidio.

Il sistema sanitario americano entrerà nel processo?

È uno degli aspetti più delicati della vicenda. Il caso Mangione ha assunto infatti una dimensione politica e sociale che va ben oltre l'omicidio di Thompson.

La vittima era il vertice di una delle più grandi compagnie di assicurazione sanitaria degli Stati Uniti. L'uccisione ha alimentato un acceso dibattito sul sistema sanitario americano, sui costi delle assicurazioni e sulle difficoltà incontrate da milioni di cittadini nell'accesso alle cure.

La difesa potrebbe quindi cercare di spostare almeno in parte l'attenzione su questo contesto. Ma per l'accusa, secondo diversi esperti, sarebbe più vantaggioso mantenere il processo concentrato sulla domanda essenziale: chi ha ucciso Brian Thompson e quali prove dimostrano la responsabilità dell'imputato?

Più il dibattimento si allontanerà dalla ricostruzione dell'omicidio e si concentrerà sulle questioni sociali che hanno trasformato Mangione in un personaggio, più la battaglia potrebbe diventare imprevedibile.

Un processo sotto i riflettori

Anche l'accesso del pubblico e dei media all'aula è diventato un tema del procedimento.

L'interesse per il processo è enorme e non riguarda soltanto giornali e televisioni. Il caso viene seguito sui social network e sulle piattaforme di streaming, mentre i sostenitori di Mangione hanno chiesto maggiore trasparenza e hanno seguito numerose udienze dall'esterno del tribunale.

Il giudice Carro ha annunciato che durante il processo sarà disponibile una sala aggiuntiva, destinata a ospitare il pubblico e i giornalisti che non riusciranno a entrare nell'aula principale.

Nei giorni scorsi gli avvocati di Mangione avevano contestato le modalità con cui il tribunale stava organizzando l'accesso della stampa. Il giudice ha però respinto l'idea che l'ufficio del procuratore distrettuale stesse influenzando le decisioni sulla presenza dei media, definendo questa ipotesi infondata.

Allo stesso tempo, Carro ha rimproverato i procuratori per le preoccupazioni relative alla sicurezza legate alla sala aggiuntiva, ricordando che il tribunale ha già gestito in passato processi ad altissima esposizione mediatica.

L'8 settembre comincia la partita decisiva

Il primo vero banco di prova sarà la selezione della giuria, prevista dall'8 settembre. Sarà il momento in cui il caso inizierà a trasformarsi da fenomeno mediatico in un processo penale vero e proprio.

Mangione arriva all'appuntamento con una popolarità online fuori dal comune per un imputato di omicidio e con una parte dell'opinione pubblica che ha già costruito attorno alla sua figura una narrazione precisa.

In aula, però, saranno le prove e la capacità dell'accusa di dimostrare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio a decidere il suo destino.

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