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Scontro tra Roma e Madrid, l'esperto: sospendere Schengen è decisione simbolica

I migranti che sono passati dal Marocco alla Spagna fanno la fila per la distribuzione di cibo su una spiaggia nell'enclave spagnola di Ceuta, lunedì 3 agosto 2026.
I migranti che sono passati dal Marocco alla Spagna fanno la fila per la distribuzione di cibo su una spiaggia nell'enclave spagnola di Ceuta, lunedì 3 agosto 2026. Diritti d'autore  AP Photo
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Di Ilaria Cicinelli
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Nel corso di un'intervista con Euronews, il ricercatore in ambito di politiche migratorie Francesco Pasetti ha commentato l'arrivo di decine di migliaia di persone a Ceuta, la maggior parte delle quali già rimpatriate, oltre alla decisione del governo Meloni di sospendere Schengen con la Spagna

A fine luglio il massiccio afflusso di decine di migliaia di persone migranti a Ceuta, territorio spagnolo autonomo in Marocco, ha dato ulteriore slancio al dibattito internazionale sulle politiche migratorie. Dopo la decisione del governo Meloni di ripristinare i controlli ai valichi di frontiera con la Spagna, venerdì 7 luglio Madrid ha lanciato un ultimatum a Roma chiedendo di ripensare la decisione, definendola "ingiusta, contraria agli interessi dell'Unione europea e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola", introducendo poi controlli alle frontiere per chi arriva dall'Italia.

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Più che una mossa dai risvolti concreti, quella dell'Italia sembra tradursi in "una mera politica simbolica" in vista della campagna elettorale per le elezione del prossimo anno, ha dichiarato Francesco Pasetti, ricercatore in campo di politiche migratorie spagnole ed europee presso il Barcelona Centre for International Affairs (Cidob), nel corso di un'intervista con Euronews.

Controlli alle frontiere con la Spagna dopo Ceuta, la decisione di Roma più simbolica che pratica

Secondo Pasetti, l'obiettivo di Meloni sarebbe principalmente dare una risposta all'opinione pubblica molto preoccupata per l'immigrazione e la sospensione di Schengen "è una misura che in termini pratici non ha senso perché le persone arrivate a Ceuta non solo non possono arrivare in Italia, ma non possono nemmeno viaggiare in Spagna, perché Ceuta rappresenta un'eccezione allo spazio Schengen per cui per muoversi devi avere diciamo un'autorizzazione speciale che ti concedono le autorità spagnole".

Nonostante la decisione del governo potrebbe essere stata presa anche per rassicurare quella parte di italiani che vede nell'immigrazione una delle problematiche principali del Paese, "credo non faccia bene, né all'opinione pubblica italiana né ai cittadini italiani, a chi viaggia verso l'Italia, perché alla fine reintrodurre i controlli su Schengen vuol dire soldi pubblici spesi inutilmente e maggiore difficoltà nella gestione dei flussi in un periodo di vacanze", ha dichiarato Pasetti.

"Soprattutto è stata poi una una mossa che ha creato una crisi di solidarietà europea, quindi non credo faccia bene a nessuno, se non al governo italiano per avere un ritorno, diciamo, propagandistico in termini elettorali molto a breve termine", ha sottolineato il ricercatore.

Timori per eventuale secondo afflusso di migranti a Ceuta il 15 agosto, Pasetti: scenario "improbabile"

Giovedì la Commissione europea e la Guardia Civil spagnola hanno messo in guardia da un possibile nuovo afflusso di persone dirette verso l'Europa a Ceuta il 15 agosto, dopo i numerosi appelli pubblicati sui social network che hanno raccolto centinaia di migliaia di follower.

Fare previsioni risulta però difficile e non si può dare per scontato che si ripeterà quanto accaduto lo scorso 30 luglio, dato che le informazioni della Guardia Civil si basano soprattutto su fonti aperte. Tuttavia, Pasetti ritiene che un'eventualità simile sia improbabile.

"Tenendo in conto anche quello che si sta dicendo sulla rete, non si parla solo del 15 di agosto ma di tante date. C'è molta gente che risponde a chi si sta organizzando 'adesso è un momento molto critico, forse conviene aspettare'. Siamo comunque nel terreno delle ipotesi, però io lo vedo poco probabile. Se dovesse succedere avrebbe un impatto, credo, ancora più significativo a prescindere dalla dalla quantità di persone (che arriverebbero a Ceuta, ndr.), sulle relazioni domestiche e internazionali dei governi coinvolti".

Ma Pasetti evidenzia un ulteriore rischio per il migrante stesso, a riprovare l'impresa in un così breve lasso di tempo, in un contesto in cui la sicurezza è stata fortificata. "Sono stati messi degli ostacoli in mare proprio per per impedire la nuova entrata, e l'attenzione, sia da questo lato spagnolo della frontiera che dall'altro lato è maggiore, per cui non vedo non mi sembra una una cosa molto probabile".

Inoltre, secondo il ricercatore sarebbero la Spagna e l'Unione europea a rimetterci. Questo perché dimostrerebbe ancora una volta un problema strutturale, già evidenziato con la prima crisi", ha commentato Pasetti, riferendosi alla crisi del 2021, quando circa 8.000 persone entrarono in territorio spagnolo in appena tre giorni.

Anche per il Marocco questa possibilità rappresenterebbe un evento problematico perché, anche in vista delle elezioni legislative di settembre, "l'opposizione sta chiedendo una commissione di inchiesta che faccia chiarezza sui fatti di una settimana fa, per cui non credo ci siano le condizioni perché questo possa succedere di nuovo", ha ribadito Pasetti.

Inoltre, se il più recente episodio si è verificato a cinque anni di distanza dall'ultima crisi a Ceuta, Pasetti ha osservato come un secondo afflusso di massa "in 15 giorni avrebbe tutto un altro significato in termini di mancanze e problemi di governance e avrebbe anche delle ripercussioni fortissime all'interno della relazione tra gli Stati membri dell'Ue".

La mancanza di vie legali e sicure per migrare aggrava la crisi

"Credo che la questione risieda nella situazione dei Paesi di origine, nelle difficoltà economiche, nelle difficoltà sociali, nella mancanza di prospettive future per i giovani. Il Marocco in questo senso ha una situazione molto critica, per cui il primo elemento strutturale è questo". Poi c'è un fattore istituzionale, una premessa chiave per Pasetti, "che riguarda la mancanza di vie legali e sicure per migrare. Non dobbiamo dimenticarci del fatto che la migrazione irregolare avviene perché le persone non hanno alternativa in modo regolare".

L'altro elemento, secondo il ricercatore "che credo abbia carattere strutturale ormai è l'approccio della governance migratoria europea e dei suoi Stati membri che si centrano sull'esternalizzazione del controllo migratorio. Cioè invece di assumersi la responsabilità della gestione migratoria, quello che fanno è pagare Paesi terzi perché lo facciano al nostro posto".

Questo ha permesso, in buona parte, "una riduzione delle entrate irregolari negli ultimi anni, soprattutto in Italia e in Spagna, ma in generale in Europa, a costo di avere rotte migratorie molto meno sicure e un aumento dei morti nei tragitti. Dall'altra parte ha dato un potere di leverage geopolitica a questi Paesi. Nel caso concreto del Marocco è evidente che sia stato utilizzato ed è forse il terzo punto strutturale", ha sottolineato Pasetti ricordando che la crisi di due settimane è stata aggravata dall'inazione delle autorità marocchine.

Nell'analizzare le ragioni dietro all'atteggiamento del Marocco va considerato l'interesse del Paese a rivendicare la sua importanza come partner diplomatico e internazionale nelle relazioni con l'Ue, "che fino adesso ha trattato il Marocco, mi riferisco soprattutto alla Spagna, ma anche l'Unione europea come un gendarme alla frontiera".

Pasetti ha spiegato che questo tipo di azioni servono "anche a rivendicare un ruolo più importante in termini di relazioni economiche, commerciali e di infrastrutture anche strategiche nelle negoziazioni dei prossimi finanziamenti, dei prossimi accordi che ci saranno tra l'Unione europea e il Marocco. Per cui si tratta di sfruttare la questione migratoria in in un in una riflessione più ampia, per espandere il proprio ruolo come partner geopolitico nelle relazioni con l'Ue e con la Spagna".

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