Il tribunale di Parigi ha stabilito che TotalEnergies dovrà valutare e riportare ufficialmente in un documento i rischi ambientali generati dall’utilizzo dei suoi carburanti e del suo gas naturale da parte dei clienti, oltre a quelli legati ai propri impianti
In questo procedimento aperto nel 2020, il tribunale ha deciso: TotalEnergies non può più ignorare le sue emissioni indirette, chiamate "Scope 3" (termine che in inglese indica il perimetro o campo di applicazione).
In concreto, l’azienda dovrà ora, entro sei mesi, valutare e riportare ufficialmente in un documento i rischi ambientali generati dall’utilizzo dei suoi carburanti e del suo gas naturale da parte dei consumatori, e non più soltanto quelli legati ai propri impianti.
Per il colosso del petrolio questo include il trasporto delle merci, gli spostamenti dei dipendenti, ma soprattutto una voce essenziale: l’utilizzo dei prodotti venduti.
L’esempio più semplice**:** quando andate in una stazione di servizio TotalEnergies e fate benzina alla vostra auto, la CO2 che esce dal tubo di scappamento mentre guidate rientra di fatto nello Scope 3 di TotalEnergies.
Il tribunale però non è arrivato a ritenere che TotalEnergies sia giuridicamente responsabile di tutti i comportamenti dei suoi clienti, né, come auspicavano i ricorrenti, a imporle di bloccare i nuovi progetti petroliferi e del gas nel mondo e di ridurre la produzione di petrolio e gas rispettivamente del 37% e del 25% entro il 2030.
La Ville de Paris, che faceva parte dei ricorrenti insieme a France Nature environnement, all’ONG Notre Affaire à Tous e all’associazione Sherpa, ha salutato giovedì la decisione del tribunale, definendola "una decisione storica per il diritto climatico francese".
"Per la prima volta un giudice riconosce che i rischi climatici rientrano a pieno titolo nel dovere di vigilanza delle grandi imprese e che nessuna multinazionale delle energie fossili può sottrarsi a questa responsabilità", ha dichiarato in un comunicato Alice Timsit, vicesindaca di Parigi.
Come nasce la sentenza storica contro TotalEnergies
Questa decisione giudiziaria è la prima applicazione concreta della legge francese del 2017 sul dovere di vigilanza. Si tratta di una legislazione pionieristica a livello mondiale. In sintesi, obbliga le grandissime imprese a essere responsabili degli impatti delle loro attività, non solo all’interno dei loro uffici ma lungo l’intera catena di produzione.
La legge riguarda i giganti dell’economia. Si applica alle imprese con sede in Francia che impiegano almeno 5.000 lavoratori tra la casa madre e le filiali dirette o indirette in Francia, oppure almeno 10.000 lavoratori includendo le filiali situate in tutto il mondo.
Finora TotalEnergies metteva soprattutto in evidenza gli sforzi per ridurre le emissioni legate alle proprie attività, come quelle dei siti di produzione, degli uffici o delle infrastrutture (Scopes 1 e 2).
Eppure, per un gruppo petrolifero queste emissioni rappresentano solo una quota limitata della sua impronta di carbonio complessiva. La parte principale, circa il 90%, proviene dallo Scope 3.
Imponendo che TotalEnergies tenga pienamente conto di questo Scope 3 nella sua analisi dei rischi climatici, la giustizia francese ha ritenuto che l’azienda non possa più limitarsi alle sole emissioni dirette e debba considerare anche l’impatto ambientale dell’utilizzo dei suoi prodotti.
Rafforzando il dovere di trasparenza del colosso energetico francese, questa decisione potrebbe quindi comportare un controllo più serrato sulla sua strategia climatica e alimentare nuovi procedimenti giudiziari se il suo piano di vigilanza sarà giudicato insufficiente.