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Stati Uniti e Iran si scambiano minacce durante i colloqui in Svizzera

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance parla prima di una riunione quadrilaterale tra Stati Uniti, Iran, Pakistan e Qatar a Lucerna, Svizzera, domenica 21 giugno 2026.
Il vicepresidente statunitense JD Vance parla prima di una riunione quadrilaterale tra Stati Uniti, Iran, Pakistan e Qatar al lago di Lucerna, in Svizzera, 21 giugno 2026. Diritti d'autore  Fabrice Coffrini/Keystone via AP
Diritti d'autore Fabrice Coffrini/Keystone via AP
Di Emma De Ruiter
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Con le due delegazioni al lavoro in Svizzera, Trump ha minacciato di colpire l'Iran se non fermerà Hezbollah in Libano, mentre il capo negoziatore iraniano Ghalibaf ha avvisato Washington: «Farebbero meglio a misurare le parole»

Mentre in Svizzera proseguivano a porte chiuse i negoziati tra Stati Uniti e Iran per finalizzare un accordo di pace, le due parti si sono scambiate minacce pubbliche, con alcuni nodi cruciali che rischiano di far deragliare le trattative.

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I colloqui di pace puntano a porre fine a una guerra che ha seminato grave instabilità in tutto il Medio Oriente e ha scosso l’economia globale. Dovrebbero inoltre far scattare un periodo di 60 giorni per affrontare le questioni che da decenni avvelenano i rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Ma proprio all’avvio dei colloqui, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di riprendere gli attacchi contro l’Iran se non fermerà Hezbollah dal «creare problemi» in Libano.

In un post sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto: «Se non lo faranno, colpiremo di nuovo l’Iran con estrema durezza, proprio come abbiamo fatto la settimana scorsa, ma ancora più forte».

I negoziati si sono aperti sullo sfondo di scontri, negli ultimi giorni, tra l’esercito israeliano e il gruppo armato filo-iraniano Hezbollah nel sud del Libano.

Delegazione iraniana al vertice sul Lago di Lucerna, al resort Buergenstock a Obbuergen, vicino a Lucerna, Svizzera, domenica 21 giugno 2026.
Delegazione iraniana al vertice sul Lago di Lucerna, al resort Buergenstock a Obbuergen, vicino a Lucerna, Svizzera, domenica 21 giugno 2026. Urs Flueeler, Pool Photo via AP

Il memorandum d’intesa firmato mercoledì tra Stati Uniti e Iran prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.

Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha poi risposto alla minaccia di Trump, avvertendo gli Stati Uniti che «le nostre forze armate sono pronte a rispondere».

«Non pensano che, se le loro minacce avessero qualche effetto, non sarebbero arrivati all’attuale situazione di disperazione? Non teniamo conto delle minacce americane», ha aggiunto Ghalibaf.

«Farebbero meglio a misurare le parole; le nostre forze armate sono pronte a rispondere in modo diverso. Qualunque cosa dicano, siamo noi ad agire».

Il Libano resta un nodo irrisolto

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto, ribadendo la posizione del suo governo: le forze israeliane resteranno nel sud del Libano «finché necessario» e Israele impedirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

«Rimarremo nella zona di sicurezza nel sud del Libano per tutto il tempo necessario a proteggere i cari residenti del nord e tutti i cittadini di Israele. Nulla cambierà questo impegno», ha dichiarato Netanyahu.

«E per quanto riguarda l’Iran: quali che siano gli sviluppi politici, non permetterò che l’Iran si doti di armi nucleari. Finché sarò primo ministro di Israele, questo non accadrà».

Un soccorritore cerca le vittime sotto le macerie di un edificio distrutto da un attacco aereo israeliano nel villaggio di Qannarit, nel sud del Libano, 20 giugno 2026.
Un soccorritore cerca le vittime sotto le macerie di un edificio distrutto da un attacco aereo israeliano nel villaggio di Qannarit, nel sud del Libano, 20 giugno 2026. AP Photo/Mohammed Zaatari

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l’ipotesi di qualunque zona di sicurezza israeliana in Libano, affermando che per le truppe israeliane «restare su territorio libanese è impossibile».

I colloqui per porre fine a un conflitto che dura da mesi si svolgono inoltre mentre l’Iran ha nuovamente chiuso lo strategico Stretto di Hormuz, in risposta ai recenti attacchi israeliani contro il Libano.

«Non è possibile entrare nella fase negoziale per un accordo definitivo» se prima non si mette fine alla guerra in Libano, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei.

Entro la serata di domenica non si registravano nuovi attacchi israeliani né combattimenti, e alcuni residenti del sud del Libano hanno iniziato con cautela a rientrare nelle loro case.

Vance spera di «aprire una nuova pagina» con i colloqui

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, presente in Svizzera insieme ai negoziatori americani Jared Kushner e Steve Witkoff, ha definito in mattinata l’incontro «storico» e ha espresso la speranza di poter «aprire una nuova pagina» con l’Iran.

«La domanda che abbiamo di fronte ora è: quanto altro possiamo ottenere insieme?», ha dichiarato Vance, aggiungendo: «Possiamo voltare pagina? Possiamo cambiare in modo permanente i rapporti in Medio Oriente? Oppure torneremo a fare le cose come in passato, che non è la nostra preferenza, ma è certamente uno scenario possibile».

Washington punta a vincolare l’Iran a negoziati sul suo programma nucleare, tra i timori che possa avere finalità militari, cosa che Teheran nega.

Vance vuole inoltre spingere Teheran a impegnarsi a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, la rotta marittima cruciale attraverso cui transita circa un quinto del petrolio commerciato a livello mondiale.

Gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff al vertice sul Lago di Lucerna, al resort Buergenstock a Obbuergen, vicino a Lucerna, Svizzera, domenica 21 giugno 2026.
Gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff al vertice sul Lago di Lucerna, al resort Buergenstock a Obbuergen, vicino a Lucerna, Svizzera, domenica 21 giugno 2026. Urs Flueeler, Pool Photo via AP

Domenica i media statali iraniani hanno riferito che il programma nucleare della Repubblica islamica non è stato discusso, anche se la notizia non ha trovato conferme indipendenti.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non rinuncerà al diritto di arricchire uranio, ribadendo però che l’Iran non intende dotarsi di armi nucleari.

«Possiamo anche dichiarare per iscritto che non abbiamo intenzione di costruire una bomba», ha aggiunto sul sito della presidenza.

Risorse addizionali per questo articolo • AP, AFP

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