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Misterioso "Cold Blob" nell’Atlantico: l’unico punto della Terra che si raffredda

Nell’Atlantico settentrionale c’è una macchia fredda, il cosiddetto “cold blop” - immagine simbolica
Nel Nord Atlantico c’è una zona fredda, il cosiddetto 'cold blop' - immagine simbolo Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Kirsten Ripper & Euronews Agenzie: AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Enigma del cambiamento climatico: uno studio analizza l’unico luogo sulla Terra dove negli ultimi anni si è raffreddato invece di scaldarsi. Il team spiega che il 'Cold Blob' è legato soprattutto alla Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC).

Nell’Atlantico settentrionale, a sud della Groenlandia, esiste il cosiddetto "Cold Blob", un misterioso "punto freddo" considerato l’unico luogo sulla Terra dove negli ultimi decenni le temperature sono costantemente diminuite.

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Un team guidato dal professor Stefan Rahmstorf, del Potsdam-Institut für Klimaforschung (PIK), ha pubblicato una nuova ricerca sul "Warming Hole" nell’Oceano Atlantico sulla rivista "Geophysical Research Letters (fonte in tedesco)".

Analizzando serie di dati sulla temperatura basate su misurazioni nel Nord Atlantico, il gruppo di ricerca conclude che il principale responsabile del "Cold Blob" è il cambiamento nel trasporto di calore all’interno dell’oceano.

Tendenza lineare della temperatura superficiale del mare (°C) dal 1880 al 2025
Tendenza lineare della temperatura superficiale del mare (°C) dal 1880 al 2025 NASA GISTEMP

Gli scienziati scrivono: "Questo è motivo di preoccupazione, perché un ulteriore indebolimento del trasporto di calore atlantico, nel contesto del futuro cambiamento climatico, potrebbe avere gravi conseguenze sul clima e sulle condizioni meteorologiche in Europa e in altre parti del mondo".

Lo scorso febbraio il Consiglio nordico – di cui fanno parte Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia e, come membri associati, Åland, le Fær Øer e la Groenlandia – ha avvertito che le temperature in Islanda in inverno potrebbero scendere fino a meno 45 gradi Celsius. L’isola sarebbe allora completamente circondata dai ghiacci, per la prima volta dai tempi dei Vichinghi.

Perché l’AMOC è così importante

Da tempo l’indebolimento della cosiddetta AMOC preoccupa i climatologi. AMOC sta per "Atlantic Meridional Overturning Circulation" (circolazione meridiana atlantica di ribaltamento) ed è un enorme sistema di correnti oceaniche. Trasporta acqua calda lungo la superficie dell’Atlantico verso nord e acqua fredda lungo il fondale verso sud. È uno dei principali meccanismi di distribuzione del calore sul pianeta.

"La nostra analisi supporta l’interpretazione del 'Cold Blob' osservato come segnale di un indebolimento dell’AMOC, che contribuisce in modo sostanziale al trasporto orizzontale di calore in questa regione di vortici subpolari", si legge nel nuovo studio del Potsdam-Institut für Klimaforschung.

Studi precedenti sulle fasi di forte raffreddamento in Europa negli ultimi 100 mila anni suggeriscono che lo scioglimento delle calotte glaciali potrebbe indebolire l’AMOC, alterando la salinità e la temperatura dell’acqua marina.

L’acqua dolce riduce la salinità – e quindi la densità – dell’acqua in superficie. Questo significa che meno acqua superficiale tende a sprofondare, e il flusso della corrente potrebbe rallentare.

Il mondo è vicino a un punto di non ritorno?

Da anni i gruppi di ricerca cercano di capire quando la circolazione meridiana atlantica di ribaltamento (AMOC) raggiungerà il suo punto di non ritorno, che in un contesto di riscaldamento globale potrebbe scatenare inverni estremamente rigidi nel Nord Europa.

In caso di collasso dell’AMOC, lungo la costa orientale degli Stati Uniti il livello del mare aumenterebbe rapidamente, perché la corrente oggi tende ad allontanare l’acqua dalla terraferma. Le tempeste sull’Atlantico diventerebbero più intense. Ma per ora le previsioni restano difficili.

Circa 12.500 anni fa, durante l’ultima fase fredda conosciuta come Dryas, l’AMOC impiegò circa 100 anni per tornare pienamente funzionante. In Groenlandia le temperature ci misero all’incirca 40 anni a risalire dalle condizioni glaciali estreme.

Gli autori del nuovo studio parlano di "segnali precoci" che indicano come la circolazione oceanica si stia avvicinando a un punto di non ritorno e di "chiari indizi di un indebolimento dell’AMOC". E aggiungono che "questo rischio richiede un’attenzione urgente da parte dei decisori politici".

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