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Come i resti di piante e animali contribuiscono alla vita degli ecosistemi

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Immagini d'archivio. Diritti d'autore  Unsplash
Diritti d'autore Unsplash
Di Cagla Uren
Pubblicato il
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Gli scienziati hanno scoperto che i resti di piante e animali alla base degli ecosistemi incidono sull’ambiente anche molto tempo dopo la loro morte

Secondo un nuovo studio, gli organismi che muoiono in natura non sono solo tracce del passato, ma continuano a essere elementi attivi che plasmano il futuro. Gli scienziati hanno dimostrato che i resti fisici di specie vegetali e animali, che costituiscono la base degli ecosistemi, possono esercitare effetti molto forti sull’ambiente anche molto tempo dopo la morte.

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Condotto sotto la guida della Università Internazionale della Florida negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista scientifica peer-reviewed Science Advances, lo studio mostra che i materiali organici morti lasciati dopo eventi meteorologici estremi, come uragani, ondate di calore, incendi e siccità, svolgono un ruolo importante nella ripresa degli ecosistemi.

Uno degli autori dello studio, il biologo John Kominoski, ha dichiarato: "Abbiamo visto che il materiale che rimane da piante e animali morti può aiutare la resilienza e l’adattamento all’ambiente delle stesse specie o di specie simili".

Dalle mangrovie alle barriere coralline: l'impatto degli organismi morti

I ricercatori hanno analizzato dati di lungo periodo relativi a dieci diversi ecosistemi negli Stati Uniti e nella Polinesia Francese. Tra le aree esaminate figurano le foreste di mangrovie della Florida meridionale, le praterie del west statunitense, le scogliere di ostriche della costa orientale e le barriere coralline intorno all’isola di Moorea.

I risultati mostrano che, in quasi tutti gli ecosistemi studiati, i resti degli organismi morti hanno un impatto significativo sulla crescita della nuova vita, sulla sopravvivenza e sulla capacità di riprendersi dopo stress ambientali.

In alcuni casi questi effetti sono stati molto positivi. I gusci delle ostriche morte, per esempio, hanno fornito superfici cui le nuove ostriche possono ancorarsi e crescere. Gli alberi abbattuti hanno facilitato l’attecchimento delle giovani piante. Nella regione delle Everglades, in Florida, i resti delle mangrovie danneggiate o uccise dagli uragani hanno aiutato le mangrovie vive a sviluppare un apparato radicale più esteso.

Gli scienziati ritengono che ciò possa dipendere dal fatto che il materiale vegetale in decomposizione restituisce nutrienti al suolo.

Le nuove prove a sostegno del concetto di "memoria ecologica"

Lo studio offre anche sostegno al concetto noto nel mondo scientifico come "memoria ecologica". Secondo questa idea, la struttura attuale di un ecosistema è influenzata non solo dagli organismi che lo abitano oggi, ma anche da quelli che vi sono vissuti in passato.

Secondo Kominoski, finora il ruolo dei resti degli organismi morti in questo processo era stato in gran parte trascurato.

Dei dieci ecosistemi analizzati, solo uno – le foreste di alghe kelp al largo della California – non è risultato influenzato in modo significativo dal materiale morto. Negli altri nove gli effetti sono stati molto marcati. In alcuni casi i resti degli organismi morti hanno aumentato la crescita della nuova vita fino a dodici volte.

L’autore principale dello studio, l’ecologo Kai Kopecky dell’Università del Colorado a Boulder, ha dichiarato: "Il risultato più sorprendente non riguarda l’effetto di un singolo organismo, ma il fatto che i morti influenzano i viventi in modo tanto diffuso e potente".

I ricercatori sottolineano però che gli effetti degli organismi morti non sono sempre benefici. In alcuni casi i resti possono rallentare la crescita e la ripresa, schermando la luce solare, danneggiando i giovani germogli o favorendo specie concorrenti. Per questo il materiale morto viene considerato un elemento attivo, in grado di plasmare il futuro degli ecosistemi in senso sia positivo sia negativo.

Gli scienziati ricordano che, a causa del cambiamento climatico, gli eventi meteorologici estremi sono destinati a diventare sia più frequenti sia più intensi. Ci si aspetta quindi una maggiore mortalità degli organismi e, di conseguenza, un "effetto eredità" più marcato sugli ecosistemi.

Secondo i ricercatori è fondamentale comprendere non solo l’estinzione delle specie, ma anche l’impatto che i loro resti in decomposizione lasciano sugli ecosistemi.

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