Le forze statunitensi hanno intercettato due droni d'attacco iraniani sopra lo Stretto di Hormuz, un giorno dopo averne abbattuti altri quattro che, secondo Washington, minacciavano il traffico marittimo nella via d'acqua strategica
Forze Usa hanno abbattuto domenica due droni d'attacco iraniani che minacciavano il traffico marittimo internazionale nello stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dal Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), dopo il pesante scambio di fuoco di sabato.
«In mattinata, le forze statunitensi in Medio Oriente hanno abbattuto due droni d'attacco iraniani kamikaze che minacciavano il traffico marittimo internazionale nello stretto di Hormuz», si legge in un post su X.
Il CENTCOM ha aggiunto di essere pronto a «continuare a difendersi dall’aggressione iraniana».
Le intercettazioni arrivano un giorno dopo che le forze statunitensi avevano abbattuto altri quattro droni d'attacco iraniani diretti verso lo stretto di Hormuz, che secondo i militari rappresentavano una minaccia per il traffico marittimo.
Gli ultimi sviluppi sono arrivati dopo un’ulteriore escalation nel Golfo. Il governo del Bahrein ha riferito che missili balistici e droni lanciati dall’Iran verso il Bahrein e il Kuwait sono stati intercettati nelle prime ore di sabato e ha esortato Teheran a porre fine agli attacchi contro i suoi vicini del Golfo.
L'Iran ha dichiarato di avere preso di mira asset militari statunitensi in entrambi i Paesi, in risposta ai raid americani contro strutture di sorveglianza sull’isola di Qeshm e nei pressi di Sirik, che secondo Teheran erano utilizzate per proteggere i confini e garantire la sicurezza della navigazione internazionale. L'Iran ha definito i raid statunitensi una violazione del cessate il fuoco.
Questi scambi avvengono mentre l’amministrazione Trump continua a spingere per un accordo che ponga fine al conflitto. ll ministro dell'Interno del Pakistan, che lavora da mediatore tra le parti, è andato a Teheran "per consegnare una lettera speciale al leader iraniano Mojtaba Khamenei, scritta dal capo dell'esercito pachistano Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif.