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Media Usa: Washington vuole usare beni iraniani congelati per risarcire i Paesi del Golfo

Una donna attraversa un incrocio davanti a un cartellone con il presidente iraniano Ebrahim Raisi, morto in uno schianto d'elicottero nel 2024, a Teheran, giovedì 28 maggio
Una donna attraversa un incrocio davanti a un cartellone con l’immagine del defunto presidente Ebrahim Raisi, morto in un incidente di elicottero, a Teheran, giovedì 28 maggio Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Chaima Chihi & يورونيوز
Pubblicato il
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I beni iraniani di cui Washington valuta l’uso potrebbero includere fondi congelati, oltre a navi sequestrate dagli Stati Uniti in passato

L'agenzia di stampa Reuters, citando una fonte informata, riferisce che gli Stati Uniti stanno studiando un piano per reindirizzare beni iraniani a favore dei loro alleati nella regione del Golfo, con l'obiettivo di sostenere le operazioni di ricostruzione e compensare i danni causati da attacchi attribuiti all'Iran.

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Secondo la stessa fonte, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha incaricato un team specializzato di elaborare una valutazione complessiva dei costi dei danni subiti dagli alleati di Washington nel Golfo dall'inizio dell'escalation, e di studiare i meccanismi per utilizzare i beni iraniani per coprire tali perdite, oltre ai possibili danni futuri.

Nello stesso contesto, il canale economico Fox Business ha riportato, citando un'altra fonte, che Bessent ha chiesto ai funzionari del Tesoro di preparare «stime complete» dei costi dei danni legati agli attacchi avvenuti dall'inizio della guerra contro l'Iran, lo scorso 28 febbraio.

La fonte ha aggiunto che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti intende utilizzare «tutti gli strumenti disponibili» per mettere questi beni a disposizione dei Paesi del Golfo colpiti, in modo da garantire il finanziamento delle operazioni di ricostruzione e riparazione, sia per i danni passati sia per quelli potenziali futuri.

La stessa fonte ha sottolineato che questa mossa potrebbe assestare un nuovo colpo alla fragile tregua.

Sullo stesso fronte, l'emittente ABC News ha riferito che i beni iraniani di cui Washington sta valutando l'uso potrebbero includere risorse congelate, oltre a navi sequestrate dagli Stati Uniti in passato. La fonte ha inoltre confermato che il Tesoro sta prendendo in esame la possibilità di impiegare questi beni per contribuire alla riparazione di danni precedenti legati all'Iran, e non solo di quelli futuri potenziali.

Finora non è stata diffusa alcuna dichiarazione ufficiale che confermi l'intenzione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti di mettere beni iraniani a disposizione dei suoi alleati nel Golfo.

Dalla rivoluzione islamica del 1979, l'Iran è sottoposto a severe sanzioni statunitensi che includono il congelamento dei suoi beni all'estero, una questione che continua a rappresentare uno dei principali punti di attrito nei negoziati in stallo tra Washington e Teheran.

Sul piano politico, il consigliere militare della Guida suprema iraniana, Mohsen Rezaei, ha dichiarato in precedenza alla rete CNN che qualsiasi accordo potenziale con gli Stati Uniti resta subordinato allo sblocco dei beni iraniani congelati all'estero, definendo questo dossier «un banco di prova della serietà di Washington».

Rezaei ha aggiunto che qualsiasi segnale positivo da parte americana su questo fronte potrebbe aprire «una nuova prospettiva» nelle relazioni bilaterali. «Se Trump vuole raggiungere un accordo con l'Iran, la somma di 24 miliardi di dollari è una prova di fiducia che gli Stati Uniti devono superare; solo allora la strada si aprirà davanti a loro», ha detto il consigliere aggiungendo che «questi sono i nostri soldi, non i soldi degli Stati Uniti».

Teheran chiede lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari di fondi congelati al momento della firma di un accordo temporaneo con gli Stati Uniti, con il rilascio di ulteriori 12 miliardi di dollari in una fase successiva.

Al contrario, funzionari statunitensi temono che la revoca del congelamento di questi fondi in questa fase faccia perdere a Washington una leva di pressione fondamentale nel processo negoziale con Teheran.

I negoziati tra le due parti hanno subito una battuta d'arresto, nonostante i continui sforzi di mediazione regionali e internazionali per rilanciarli. In questo quadro, l'agenzia iraniana semiufficiale Isna ha riferito che un ministro pakistano è arrivato a Teheran sabato, portando un messaggio «speciale» indirizzato alla leadership iraniana dal comandante dell'esercito pakistano e dal primo ministro.

Lo scontro militare è esploso il 28 febbraio scorso, in seguito a raid aerei coordinati lanciati da Israele e Stati Uniti contro l'Iran, che hanno provocato la morte della Guida suprema e di diversi alti comandanti.

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