Papa Leone XIV celebra una messa da 600 mila fedeli a Douala durante la visita in Camerun e rilancia il suo messaggio contro le guerre
Papa Leone XIV oggi vola a Douala, cuore economico del Camerun e terza tappa del suo viaggio africano. Qui si trova la città più popolosa del Paese, snodo commerciale fondamentale grazie al porto sul Golfo di Guinea da cui passano petrolio, cacao e caffè.
Il momento centrale della giornata è la messa allo stadio di Japoma, dove sono attesi circa 600 mila fedeli. Una delle celebrazioni più imponenti del viaggio, simbolo della forte mobilitazione religiosa nel Paese.
Dopo la funzione, il Papa visita poi in forma privata l’ospedale cattolico Saint Paul, prima del rientro a Yaoundé. Previsto anche un incontro con il mondo universitario all’Università cattolica dell’Africa centrale, con un focus su giovani e formazione.
"Il mondo in mano a una manciata di tiranni"
Il viaggio africano del Pontefice è accompagnato da un messaggio politico sempre più diretto. Nei giorni scorsi, a Bamenda, Leone XIV ha lanciato una delle sue frasi più forti: il mondo è “devastato da una manciata di tiranni”, accusando chi usa religione e fede per giustificare guerre e interessi economici.
Un linguaggio che segna una linea netta: il Papa insiste su pace, multilateralismo e rifiuto dei conflitti armati, in un contesto internazionale sempre più teso.
Scontro con Trump e Vance
Le parole del Papa hanno acceso il confronto con Washington. Donald Trump ha reagito dicendo di “avere diritto a non essere d’accordo con il Papa”, aggiungendo che non vede la necessità di un incontro per risolvere le divergenze.
Nel dibattito è entrato anche il vicepresidente J.D. Vance, con la Casa Bianca che difende una lettura più dura della sicurezza internazionale e delle politiche migratorie, in netto contrasto con le posizioni del Vaticano.
Financial Times: "Due visioni del mondo"
Secondo analisi internazionali riportate dal Financial Times, lo scontro tra Leone XIV e l’amministrazione Trump non è solo personale, ma riflette una frattura più profonda.
Il Pontefice è diventato una delle voci internazionali più critiche verso Donald Trump, soprattutto sulle guerre in Medio Oriente e sulle politiche migratorie, alimentando un confronto diretto senza precedenti recenti tra Santa Sede e Washington.
Prevost, nato a Chicago e primo Pontefice statunitense della storia moderna, ha dichiarato di “non avere paura dell’amministrazione Trump” e ha respinto le accuse del presidente, che lo ha invitato a “non fare politica” e a “smettere di compiacere la sinistra radicale”. Leone XIV ha replicato rivendicando l’autonomia della posizione morale della Chiesa sulle crisi internazionali e ha invitato i cittadini americani a esercitare pressione sui propri rappresentanti contro quella che ha definito una “guerra ingiusta” con l’Iran.
Secondo il Financial Times, citando ambienti vaticani, il confronto riflette una divergenza strutturale tra due approcci: da un lato la posizione della Santa Sede, centrata su multilateralismo, giustizia sociale e opposizione all’uso preventivo della forza; dall’altro l’amministrazione Trump, che sostiene una linea più assertiva su sicurezza internazionale e immigrazione, con una maggiore disponibilità all’uso dello strumento militare.
Il quotidiano britannico evidenzia anche la dimensione politica interna negli Stati Uniti. La comunità cattolica conta circa 53 milioni di persone, pari a circa un quinto dell’elettorato nazionale, e rappresenta un segmento rilevante in vista delle elezioni di midterm di novembre. Sondaggi citati dal Financial Times indicano un indice di gradimento positivo per Leone XIV pari a +34 punti, contro un -12 per Trump, mentre il 54 per cento dei cattolici americani esprime disapprovazione verso l’operato del presidente.
Nel campo conservatore emergono anche posizioni non allineate: John Yep, fondatore del gruppo “Catholics for Catholics” vicino a Trump, ha sostenuto che il Papa ha il diritto di intervenire sul tema della guerra in quanto “vicario di Cristo”. Secondo diversi osservatori riportati dal Financial Times, la frattura pubblica tra Casa Bianca e Pontefice rischia inoltre di generare effetti politici interni, rafforzando le divisioni nella stessa base elettorale repubblicana cattolica.