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Argentina, Milei allenta la protezione sui ghiacciai: via libera a miniere e trivellazioni

Un ghiacciaio del Perito Moreno che perde ghiaccio
Un ghiacciaio del Perito Moreno che perde ghiaccio Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Cristian Caraballo
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La riforma promossa dal governo di Javier Milei consente alle province di autorizzare le attività estrattive nelle aree vicine ai ghiacciai. Ambientalisti, Onu e organizzazioni sociali mettono in guardia dai rischi per le riserve idriche strategiche

Il governo argentino guidato da Javier Milei ha approvato una controversa riforma della legge sui ghiacciai, riducendo le tutele ambientali in vigore dal 2010 e aprendo alla possibilità di attività minerarie e di estrazione di idrocarburi nelle aree periglaciali.

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Il provvedimento, presentato al Congresso alla fine dello scorso anno e approvato dal Senato a febbraio, attribuisce alle province un ruolo centrale: saranno infatti le autorità locali a stabilire quali zone vicine ai ghiacciai potranno essere sfruttate e a quali condizioni.

La riforma è stata difesa dall’esecutivo come uno strumento per favorire lo sviluppo economico e attrarre investimenti. Ma ha suscitato una forte opposizione da parte delle organizzazioni ambientaliste e della comunità scientifica internazionale, inclusi alcuni relatori delle Nazioni Unite, che mettono in guardia dai rischi per le risorse idriche e per il clima.

Una legge pionieristica ridimensionata

La normativa modificata risale al 2010 ed era considerata tra le più avanzate in America Latina. Essa riconosceva i ghiacciai e gli ambienti periglaciali come riserve strategiche di acqua dolce, fondamentali per il consumo umano, l’agricoltura, la biodiversità e la ricerca scientifica.

Secondo la Fundación Ambiente y Recursos Naturales, l’Argentina conta circa 17.000 ghiacciai, che alimentano 36 bacini idrici su una superficie superiore a un milione di chilometri quadrati. Tuttavia, queste riserve si sono già ridotte del 17 per cento nell’ultimo decennio, anche a causa del cambiamento climatico.

Il regolamento originale considerava i ghiacciai beni pubblici essenzial. Per questo motivo vietava attività come l'estrazione mineraria, l'installazione di industrie o lo scarico di sostanze inquinanti.

Una spedizione visita uno dei centinaia di ghiacciai argentini.
Una spedizione visita uno dei centinaia di ghiacciai argentini. AP Photo

Cosa cambia con la riforma

Il nuovo testo introduce un approccio più flessibile e selettivo. La protezione non sarà più generalizzata: verrà garantita solo ai ghiacciai e alle aree periglaciali che dimostrino un “contributo idrico rilevante e verificabile”.

Inoltre, le province avranno la responsabilità di identificare le zone da tutelare e di autorizzare eventuali attività economiche. Anche la valutazione ambientale strategica non sarà più automatica, ma verrà richiesta solo se ritenuta necessaria dalle autorità competenti.

La riforma ridimensiona anche il ruolo dell’Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales, che passerà da funzioni di monitoraggio attivo a compiti più limitati di registrazione.

Di fatto, il nuovo quadro normativo consentirà alle singole province di applicare criteri differenti e di autorizzare progetti estrattivi in aree periglaciali considerate non essenziali per l’approvvigionamento idrico.

Un ghiacciaio in Argentina, percorso da un gruppo di attivisti
Un ghiacciaio in Argentina, visitato da un gruppo di manifestanti. AP Photo

Proteste e critiche internazionali

L’approvazione della riforma ha scatenato proteste a Buenos Aires, dove centinaia di manifestanti sono scesi in piazza denunciando il rischio di privatizzazione delle risorse naturali e la compromissione delle riserve idriche.

Attivisti di Greenpeace hanno inscenato un’azione simbolica scalando la Statua della Repubblica davanti al Parlamento e srotolando uno striscione con la scritta: “Deputati, non tradite gli argentini. La legge sui ghiacciai non si tocca”.

Anche quattro relatori delle Nazioni Unite hanno inviato una comunicazione ufficiale al governo argentino, esprimendo forte preoccupazione per il possibile impatto della riforma sui diritti umani e sulla lotta al cambiamento climatico.

Secondo gli ambientalisti, l’allentamento delle tutele potrebbe aprire la strada a nuove attività estrattive in aree cruciali per la disponibilità di acqua, proprio mentre la pressione climatica rende sempre più fragili questi ecosistemi.

Il timore, condiviso da molte organizzazioni, è che la riforma segni un passo indietro nella protezione ambientale e metta a rischio una delle principali riserve idriche del Paese nel lungo periodo.

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