Alcuni Paesi dell’UE sostengono che i tagli alle quote gratuite di emissione nell’ETS siano eccessivi e non tengano conto dei limiti tecnologici di settori come acciaio, cemento, chimica e alluminio
Cresce lo scontro in Europa sul futuro dell’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea.
Sei Paesi membri – Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Polonia, Romania e Slovacchia – hanno rilanciato le loro preoccupazioni sui costi legati alla decarbonizzazione, sostenendo che le attuali regole rischiano di spingere le imprese a trasferire la produzione fuori dall’UE verso mercati con standard ambientali meno severi.
Durante la riunione dei ministri dell’Industria a Bruxelles, i governi coinvolti hanno denunciato la crescente pressione sulle industrie energivore, in particolare acciaierie, cementifici, fonderie di alluminio e aziende chimiche. Secondo i ministri, il settore industriale europeo si trova stretto tra l’aumento dei prezzi dell’energia, le tensioni geopolitiche internazionali e norme climatiche sempre più rigide previste dall’EU Emissions Trading System.
Al centro del confronto c’è la revisione delle quote gratuite di carbonio assegnate alle imprese. La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di ridurre sensibilmente le assegnazioni gratuite nel periodo 2026-2030, con tagli che in alcuni comparti potrebbero arrivare fino al 50% rispetto al decennio precedente.
Una decisione che i ministri dei Paesi interessati hanno definito una “delusione”, chiedendo a Bruxelles un approccio più graduale alla transizione ecologica.
Prima del vertice ministeriale, i sei Stati hanno diffuso un documento congiunto nel quale sostengono che l’UE stia imponendo tempi di decarbonizzazione incompatibili con le attuali capacità tecnologiche dell’industria pesante. Nel testo si sottolinea come molti processi produttivi dipendano ancora dal calore generato da combustibili fossili, mentre le alternative sostenibili non sarebbero ancora disponibili su larga scala o economicamente accessibili.
La posizione ha trovato il sostegno di Italia e Austria, che già nelle scorse settimane avevano chiesto una sospensione dell’ETS alla luce dell’aumento dei costi energetici aggravato dalle tensioni in Medio Oriente.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che la situazione per l’industria italiana era già critica prima dell’ultima escalation geopolitica e ha invitato la Commissione europea a intervenire rapidamente.
“Sarebbe stato necessario intervenire prima della guerra. Non sappiamo quando finirà. Era necessario allora, è ancora più necessario oggi affrontare la situazione”, ha affermato Urso.
Anche il ministro federale austriaco dell’Economia e dell’Energia, Wolfgang Hattmannsdorfer, ha espresso forti preoccupazioni, evidenziando come i produttori di acciaio saranno chiamati a investire tra 1 e 2 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per adeguarsi agli obiettivi climatici.
“I certificati gratuiti dell’ETS devono essere prorogati, perché il sistema sta diventando sempre più uno svantaggio competitivo per l’industria europea”, ha dichiarato il ministro austriaco.
I Paesi critici nei confronti dell’attuale sistema non chiedono un abbandono delle politiche climatiche europee, ma una revisione più pragmatica della transizione. Tra le proposte avanzate figurano il congelamento temporaneo dei parametri di riferimento attuali e una revisione della metodologia di assegnazione delle quote, per tenere maggiormente conto della reale capacità produttiva dei settori industriali e dei differenti mix energetici nazionali.
Dal canto suo, la Commissione europea ha aperto alla possibilità di una maggiore flessibilità. Il commissario europeo all’Industria, Stéphane Séjourné, ha dichiarato che Bruxelles sta valutando una modulazione delle assegnazioni gratuite tra i diversi comparti produttivi nell’ambito della prossima revisione dell’ETS.
“Esamineremo anche una metodologia adattata, più flessibile rispetto alla realtà dei settori, per evitare di ritrovarci nella stessa situazione in futuro”, ha spiegato Séjourné, ricordando inoltre la disponibilità di 30 miliardi di euro destinati a sostenere gli investimenti nella decarbonizzazione industriale attraverso fondi finanziati dal sistema ETS.