Secondo un recente rapporto, il Paese rischia di perdere circa il 20% delle sue spiagge entro il 2050 e il 45% entro il 2100.
L'Italia ha oltre 8.000 chilometri di coste, che vanno da lunghi tratti di spiagge sabbiose a spettacolari conformazioni rocciose.
Ma l'erosione di questi paesaggi naturali è ormai una grave emergenza ambientale.
Secondo un recente rapporto, il Paese rischia di perdere circa il 20 per cento delle sue spiagge entro il 2050 e il 45 per cento entro il 2100.
Decine di comuni stanno progettando interventi e installando nuove infrastrutture per cercare di rallentare il fenomeno. Ma con l'intensificarsi degli eventi estremi legati al clima, l'Italia si trova di fronte a una battaglia impossibile da vincere?
La rapida erosione delle coste italiane
Entro il 2050, un quinto della superficie delle spiagge italiane rischia di essere quasi completamente sommerso, secondo un rapporto 2024 (fonte in inglese) dell'Università La Sapienza di Roma.
Lo studio prevede che le regioni Sardegna, Campania, Lazio e Puglia perderanno oltre la metà delle loro spiagge attrezzate.
“L'aumento delle temperature, l'innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti stanno ridisegnando i paesaggi costieri, soprattutto nelle aree basse, e incidono sulle condizioni di vita di milioni di persone”, scrivono i ricercatori.
“In questo contesto, le coste sabbiose e le spiagge sono al tempo stesso particolarmente vulnerabili ed estremamente preziose, perché sono ambienti molto complessi, di grande rilevanza ambientale, sociale ed economica.”
Allo stesso tempo, falesie e litorali rocciosi sono in balia di mareggiate violente e frane.
All'inizio dell'anno, dopo giorni di maltempo, il celebre arco roccioso pugliese noto come “Arco degli Innamorati” è crollato in mare proprio il giorno di San Valentino.
Barriere e scogliere sommerse per proteggere le spiagge
I danni alle coste mettono a rischio gli ecosistemi, le attività ricreative e produttive e gli insediamenti e le infrastrutture lungo il litorale.
Comuni in tutto il Paese si stanno mobilitando per proteggere le aree costiere.
Quasi un quinto delle coste italiane è ormai protetto da opere di difesa rigide, secondo un rapporto (fonte in inglese) dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Si tratta, tra l'altro, di pennelli, barriere che corrono perpendicolari alla riva e limitano il movimento dei sedimenti, e di scogliere sommerse che attenuano le onde e le mareggiate.
A febbraio la regione Puglia ha annunciato di aver approvato i primi interventi strutturali contro l'erosione costiera, stanziando circa 16 milioni di euro per i progetti.
“Questa decisione arriva mentre gli eventi meteorologici estremi e le violente mareggiate riportano la fragilità delle coste italiane al centro del dibattito nazionale”, ha scritto la giunta in un comunicato stampa (fonte in inglese).
Secondo l'ultimo rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, tra il 2006 e il 2020 la Puglia ha perso 31 chilometri di costa, uno dei dati più alti del Paese.
Le nuove misure prevedono l'installazione di barriere sommerse per rallentare le onde in prossimità della riva e intercettare lo spostamento dei sedimenti.
In Emilia-Romagna il litorale è famoso per i lunghi tratti di spiaggia sabbiosa punteggiati da stabilimenti balneari, locali e ristoranti.
Dopo che le mareggiate degli ultimi anni hanno aggravato l'erosione costiera, le autorità hanno stanziato 19 milioni di euro (fonte in inglese) per il ripristino delle scogliere frangiflutto danneggiate, la ricostruzione delle dune e il dragaggio dei tratti di costa insabbiati.
La necessità di un piano nazionale
Se da un lato le opere di difesa proteggono singoli tratti di costa, dall'altro il loro impatto sulle aree circostanti può essere dannoso.
Come sottolinea ISPRA nel suo rapporto, “queste soluzioni riducono gli impatti in punti specifici, ma allo stesso tempo limitano l'alimentazione naturale delle spiagge lungo interi tratti di litorale, bloccando il trasporto dei sedimenti lungo la costa”.
La loro presenza può finire per “affamare” le spiagge adiacenti, privandole dell'apporto di sabbia.
“Per evitare questi effetti sulla costa, i ripascimenti artificiali e/o lo sviluppo di sistemi dunali sono spesso preferibili alle opere rigide”, si legge nelle linee guida Climate ADAPT (fonte in inglese) dell'Unione europea.
Nelle Marche, per esempio, accanto alle strutture rigide si stanno adottando misure “soft”.
Nel comune di Sirolo sono stati utilizzati circa 156.000 m3 di sabbia e ghiaia per il ripascimento della spiaggia lungo 1.200 metri di litorale nella baia di San Michele. Nel comune di Numana è stata rimossa una scogliera frangiflutti posta a nord del paese e sono stati impiegati circa 172.000 m3 di sabbia e ghiaia lungo 1.500 metri di costa.
Con l'innalzamento del livello del mare e il moltiplicarsi di eventi estremi come il ciclone Harry, diventati la “nuova normalità”, gli esperti chiedono un approccio più organico alla protezione delle coste italiane.
“Conoscere e integrare nelle analisi future le opere esistenti e i tratti di costa interessati da questi interventi è oggi fondamentale per mettere in campo strumenti più efficaci, come la pianificazione coordinata e le azioni locali, in particolare i ripascimenti delle spiagge”, conclude ISPRA nel suo rapporto.