Una rete di testate europee online e post sui social sostiene che nel Regno Unito l’aborto sarà consentito fino al parto, per una confusione tra i termini “depenalizzazione” e “legalizzazione”
Il 18 marzo, la camera alta del Parlamento britannico, nota come Camera dei Lord, ha votato per porrefine alla criminalizzazione delle donne che interrompono la gravidanzafino al momento della nascita.
Subito dopo il voto, la notizia secondo cui il Regno Unito avrebbe "autorizzato l'aborto fino alla nascita" è diventata virale: interpretazioni fuorvianti sono state rapidamente rilanciate da testate marginali in Spagna, Italia, Francia e Portogallo.
Anche articoli online hanno ripetuto questa affermazione, che si è diffusa ampiamente su X e Facebook, con alcuni post che hanno raccolto migliaia di visualizzazioni e condivisioni.
L'eurodeputata spagnola Margarita de la Pisa, che siede al Parlamento europeo per il partito di estrema destra Vox, ha rilanciato su X un articolo del quotidiano online marginale La Gaceta, con il titolo: "Nel Regno Unito l’aborto sarà legale fino alla nascita". Il suo tweet ha ottenuto centinaia di "mi piace" e ricondivisioni e oltre 60mila visualizzazioni.
Ma la Camera dei Lord non ha votato per legalizzare l'aborto fino alla nascita. Ha confermato un emendamento approvato lo scorso anno dalla Camera bassa, nota come Camera dei Comuni, che elimina la responsabilità penale per le donne che scelgono di abortire al di fuori del quadro legale.
Questo significa che le donne non sarebbero più soggette a indagini penali, arresto o processo per aver interrotto la propria gravidanza. Le donne già condannate, o addirittura incarcerate, per aborti al di fuori del quadro legale saranno inoltre graziate.
Cosa prevede la modifica alla legge sull'aborto nel Regno Unito
Si tratta di un emendamento al Crime and Policing Bill, che deve ancora completare il suo iter definitivo in Parlamento.
Contrariamente a quanto sostenuto online, non modifica le condizioni legali in base alle quali il personale sanitario può praticare aborti ai sensi dell’Abortion Act del 1967, la legge che rende l’aborto legale nel Regno Unito.
La legge prevede che le donne che vogliono interrompere la gravidanza debbano ottenere il parere favorevole di due medici, che certifichino che l’intervento è necessario per la salute della persona incinta, fino a 24 settimane di gestazione.
Oltre questo termine, i professionisti sanitari possono praticare un aborto solo in circostanze eccezionali, ad esempio in caso di gravi anomalie fetali o di serio rischio per la vita della madre.
Poiché l’emendamento non propone di modificare la legge stessa, medici e altri operatori potrebbero comunque incorrere in conseguenze legali se l’aborto venisse praticato al di fuori delle condizioni previste dalla normativa vigente, anche se le donne coinvolte non saranno penalmente responsabili.
Parte della confusione online sembra derivare dalla sovrapposizione dei termini "depenalizzazione" e "legalizzazione". In questo caso, la Camera dei Lord ha sostenuto una riforma che depenalizzerebbe le donne che interrompono la propria gravidanza, mantenendo però inalterato il quadro legale generale.
L’emendamento della Camera dei Lord, approvato dopo che i membri hanno respinto un tentativo di eliminarlo con 185 voti contro 148, è stato presentato in seguito alla crescente preoccupazione per l’uso di leggi risalenti all'epoca vittoriana per indagare e perseguire le donne che interrompono autonomamente la propria gravidanza.
Negli ultimi anni, oltre cento donne sarebbero state sottoposte a indagini penali in base all’Offences Against the Person Act del 1861, spingendo attivisti e alcuni parlamentari a chiedere un aggiornamento della legge per evitare ulteriori procedimenti.
Qual è la situazione nell’Ue?
Il Regno Unito non è affatto il primo Paese europeo ad aver avviato un processo di depenalizzazione dell’aborto.
La maggior parte degli Stati membri dell’Ue ha legalizzato l’interruzione di gravidanza "su richiesta" nel primo trimestre. Un piccolo gruppo di Paesi – tra cui Danimarca, Estonia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia – ha invece normative molto permissive sull'aborto, che si avvicinano a una depenalizzazione totale, pur con alcuni limiti.
L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda una piena depenalizzazione, che includa la rimozione dei limiti temporali di gestazione e l’eliminazione di ostacoli come i periodi di attesa obbligatori o le autorizzazioni di terzi.
La Francia ha aperto la strada nel 2024, diventando il primo Paese a inscrivere l’aborto come "libertà garantita" nella Costituzione, rendendone di fatto impossibile la criminalizzazione.
Al contrario, in Paesi come Germania e Svizzera l’aborto rimane tecnicamente illegale dal punto di vista penale, ma è consentito a determinate condizioni, tra cui un periodo di attesa e una consulenza obbligatoria.
In ogni caso, il quadro resta molto frammentato e in continua evoluzione: nell'aprile 2024 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di modificare la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue per includervi il diritto a un aborto sicuro e legale.
Con quel voto, l’Aula ha sollecitato tutti gli Stati membri a depenalizzare completamente la procedura e a rimuovere i restanti ostacoli fisici, economici e normativi all'accesso alla salute riproduttiva.
Dopo il voto, tuttavia, la risoluzione si è arenata sul piano legislativo, perché qualsiasi modifica della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue richiede l’unanimità degli Stati membri, che non è stata raggiunta a causa della forte opposizione di Paesi come Malta e Polonia.