La ministra degli Esteri Fajon si è rammaricata per la decisione del governo di non aderire alla causa per genocidio intentata dal Sudafrica, sostenendo che la decisione è stata determinata da "pressioni esterne", mentre nel Paese va avanti una campagna elettorale segnata da uno scandalo
Il governo sloveno ha deciso di non aderire alla causa per genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia, nonostante avesse precedentemente espresso il desiderio di partecipare al procedimento.
Diversi Paesi, tra cui Paesi Bassi, Islanda, Ungheria, Stati Uniti, Figi e Namibia, hanno depositato nei giorni scorsi interventi per presentare le loro osservazioni sull'interpretazione del trattato.
La Slovenia ha deciso di non partecipare a causa di "rischi per la sicurezza". Sebbene il primo ministro Robert Golob fosse inizialmente propenso a dare il via libera alla proposta, alla fine è stato convinto a non farlo dai funzionari della sicurezza nazionale, secondo quanto riportato dai media locali.
Questi ultimi avrebbero avvertito che l'adesione all'azione legale avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza nazionale della Slovenia, notando che molti dei sistemi di difesa informatica del Paese sono di origine israeliana.
È stato inoltre sottolineato che le autorità israeliane svolgono un ruolo cruciale nel facilitare le operazioni umanitarie slovene a Gaza e nell'evacuazione dei cittadini sloveni dal Medio Oriente.
La ministra degli Esteri Tanja Fajon ha espresso rammarico per la decisione, aggiungendo che il dibattito è stato "piuttosto emotivo ed estenuante". Non ha detto quali ministri hanno votato a favore o contro la proposta.
Fajon ha sottolineato che la Slovenia continuerà a mantenere la sua posizione nel rispetto del diritto internazionale e umanitario e continuerà a rispettare il lavoro dei tribunali internazionali.
"Il governo sloveno, attraverso la sua politica di principio, ha regolarmente messo in guardia e si è opposto alle politiche del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu contro la popolazione palestinese. La Slovenia continuerà a farlo", ha dichiarato la ministra degli Esteri.
Alla domanda se la decisione sia stata influenzata da pressioni esterne, la ministra ha risposto che "è chiaro che queste pressioni esistono, siamo tutti soggetti a queste pressioni da parte delle superpotenze, e alla fine questo deve essere preso in considerazione quando si decide. Ma ancora una volta, una cosa sono le posizioni di principio, un'altra potrebbero essere le questioni di sicurezza nazionale".
Campagna elettorale segnata da uno scandalo
La mossa è arrivata sullo sfondo di una tesa campagna elettorale in corso, oscurata da scandali e accuse di interferenze elettorali.
Giovedì il primo ministro Golob ha chiesto all'Ue di indagare sulle presunte interferenze elettorali dopo che sono stati diffusi video registrati di nascosto prima delle votazioni parlamentari di questo fine settimana.
I liberali di Golob sono in una corsa serrata contro i conservatori dell'ex premier nazionalista Janez Jansa, che Golob ha scalzato quattro anni fa.
Nelle settimane precedenti alle elezioni del 22 marzo, sono state pubblicate una serie di conversazioni registrate segretamente, che vedono protagonisti un lobbista sloveno, un avvocato, un ex ministro e un manager.
I video mostrerebbero i funzionari suggerire modi per influenzare i decisori della coalizione di governo di centro-sinistra di Golob, al fine di accelerare le procedure o aggiudicarsi i contratti.
Lunedì un gruppo sloveno per i diritti, insieme a un giornalista investigativo e a due ricercatori, ha affermato che dietro i video c'è una società di intelligence israeliana, la Black Cube, legata al Partito democratico sloveno (Sds) di Jansa.
L'Sds ha respinto le accuse, affermando in un comunicato di non aver mai sentito parlare di Black Cube.
L'Sds ha chiesto indagini indipendenti, criticando il governo Golob per il presunto abuso di risorse pubbliche e la manipolazione dei media, e accusando il governo di cercare di distrarre l'attenzione dalle proprie malefatte.
All'inizio della settimana, la ministra degli Esteri Fajon ha definito i video "un attacco diretto alla nostra sovranità".
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che Golob "è stato vittima di una chiara interferenza" da parte di "Paesi terzi" e di disinformazione.
"Oggi, in ogni elezione in Europa, ci sono interferenze che disturbano i processi elettorali", ha detto Macron, invitando l'esecutivo dell'Ue a presentare linee guida su come combatterle.