Un funzionario dell'Ue ha dichiarato che sono state individuate "gravi" minacce economiche e di sicurezza informatica, aggiungendo che la valutazione della Commissione si è basata su informazioni classificate e disponibili al pubblico presentate da diversi Stati membri
La Commissione europea ha annunciato l’avvio di un piano per escludere progressivamente gli inverter - dispositivi che convertono l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, come solare ed eolico, in una forma utilizzabile dalla rete domestica e industriale - di produzione cinese dai progetti energetici finanziati dall’Unione europea. La decisione nasce dall’esigenza di rafforzare la sicurezza delle infrastrutture energetiche critiche e ridurre i possibili rischi legati alla cybersicurezza.
Secondo la Commissione, la crescente dipendenza europea da inverter prodotti in Cina - in particolare da grandi aziende del settore come Huawei e Sungrow - potrebbe rappresentare una vulnerabilità strategica per la rete elettrica del continente, sempre più basata su fonti rinnovabili come solare ed eolico.
Un funzionario europeo ha spiegato che la valutazione si basa su informazioni classificate e non classificate fornite da diversi Stati membri, evidenziando “seri rischi economici e di sicurezza informatica”. Nei casi peggiori, alcune interferenze potrebbero persino compromettere la stabilità della rete e causare blackout.
Gli inverter, pur essendo componenti relativamente piccoli, svolgono un ruolo centrale nella transizione energetica europea. Gestiscono la conversione e la regolazione dell’energia prodotta da impianti rinnovabili e sistemi di accumulo, rendendo possibile l’integrazione stabile delle energie verdi nella rete elettrica.
La crescente importanza di questi dispositivi ha sollevato preoccupazioni sulla loro provenienza, soprattutto quando forniti da aziende legate a Paesi considerati potenzialmente ostili agli interessi dell’Ue. Già lo scorso anno, diversi eurodeputati avevano chiesto misure per limitare l’accesso di fornitori “a rischio” alle infrastrutture energetiche europee.
La Commissione ha chiarito che la misura non è una politica industriale, ma una decisione di sicurezza economica. Ciò significa che fornitori di Paesi alleati come Giappone, Corea del Sud, Svizzera e Stati Uniti resteranno ammessi ai progetti finanziati dall’Ue.
L’implementazione sarà graduale: i nuovi progetti dovranno rispettare requisiti di cybersicurezza più severi, mentre quelli già avviati saranno soggetti a una fase transitoria. Entro il 2027, le restrizioni saranno pienamente integrate nei nuovi contratti.
Secondo Bruxelles, l’impatto sui costi sarà limitato, poiché gli inverter rappresentano circa il 5 per cento del costo totale di un impianto solare su larga scala. L’aumento complessivo dei progetti dovrebbe restare inferiore al 2 per cento.
Nonostante ciò, restano aperte alcune criticità legate agli impianti già esistenti che utilizzano tecnologie di fornitori considerati a rischio. La Commissione ha definito la misura un primo passo verso un rafforzamento più ampio della sicurezza delle infrastrutture energetiche europee.