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Germania, la denuncia di un ristoratore vittima del racket a Berlino

Agenti di polizia portano via un sospetto membro del clan, Berlino, 18 febbraio 2021
Agenti di polizia portano via un sospetto membro del clan, Berlino, 18 febbraio 2021 Diritti d'autore  (c) Copyright 2021, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
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Di Donogh McCabe & Laura Fleischmann
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Jan Philipp Bubinger racconta a Euronews di una richiesta di 500 euro al mese, ma alcuni clan chiedono ai proprietari di ristoranti tra i 200 e i 300mila euro. Chi non paga viene minacciato con armi e rappresaglie

Tre persone hanno minacciato e taglieggiato per mesi il ristoratore berlinese, Jan Philipp Bubinger, che ha dovuto chiudere il proprio ristorante Ständige Vertretung, denunciando estorsioni di tipo mafioso anche in Germania.

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"Erano tre arabi, un po' scontrosi, in tenuta da jogging", ha detto Bubinger lo scorso mese in un'intervista a Euronews, "all'inizio cercavano deliberatamente di spaventare i miei ospiti" sedendosi al bar e facendo molto rumore. I clienti e il fatturato diminuivano e i tre hanno iniziato a offrire i propri "servizi" a Bubinger.

Per dimostrarlo avevano messo a tacere le lamentele dei vicini del ristorante - il cui nome significa Rappresentanza permanente in quanto si trova nell'edificio che ospitava fino al 1990 la delegazione diplomatica della Repubblica Federale di Germania presso la Germania Est - con pesante minacce, servizio per cui "volevano 500 euro al mese da me", racconta Bubinger.

Jan Phillip Bubinger durante l'intervista allo Ständige Vertretung, il suo ristorante a Berlino (28 gennaio 2026)
Jan Phillip Bubinger durante l'intervista allo Ständige Vertretung, il suo ristorante a Berlino (28 gennaio 2026) Euronews/Donogh McCabe

Hakan Taş, ex portavoce della politica di sicurezza di Die Linke a Berlino e ben inserito nella comunità turca della capitale tedesca, parla di offerte di protezione agli esercizi commerciali che arrivano fino a 200-300mila euro.

L'approccio usato sembra ricorrere con una prima infiltrazione di affiliati nelle attività commerciali come stagisti o lavori part-time per spiarne funzionamento e volume di affari.

Secondo Taş, dietro ci sono clan di diversi Paesi che si dividono la città, in particolare da Cecenia, Russia, Italia, Turchia e, più recentemente, Albania e organizzazioni arabe.

"Di recente sono arrivate nuove famiglie che si sentono potenti e vogliono mettere le mani sul mercato", ha aggiunto il politico di origine turca, specialmente dopo la morte del boss Mehmet K., noto anche come "Mehmet curdo", che mediava tra i gruppi. Nel vuoto che si è creato i clan stanno cercando di controllare territorio e fonti di denaro.

Le vittime di estorsioni raramente denunciano, anche per via della scarsa informazione sulla possibilità di protezione da parte dello Stato. "Sparano alle finestre e, se il pagamento non viene effettuato, il proiettile successivo potrebbe colpire il proprietario dell'attività o i suoi parenti", dice ancora Taş.

Interpellata da Euronews, la polizia locale ha avvertito che i pagamenti avevano "se mai, solo l'effetto di prevenire temporaneamente ulteriori richieste da parte di questi gruppi di criminali".

"Vengono reclutati a questo scopo anche giovani umini provenienti dall'estero", ha dichiarato la commissaria di polizia, Barbara Slowik Meisel, all'agenzia Dpa, "entrano nel Paese con un visto turistico e poi commettono reati per i quali hanno ricevuto ordini".

Il politico berlinese Hakan Taş, Berlino, 05.02.2026
Il politico berlinese Hakan Taş, Berlino, 05.02.2026 Euronews/Donogh McCabe

Berlino, sempre più estorsioni con armi da fuoco

Secondo le autorità, poiché gli autori intimidiscono le loro vittime, la volontà di denunciare i reati sta diminuendo. Per contrastare il fenomeno, la polizia fa riferimento all'unità speciale Ferrum, che opera nella capitale da novembre.

È composta da circa 100 agenti di polizia e altri esperti e finora ha "ottenuto ed eseguito undici mandati di arresto".

Bubinger era stato vittima di un racket già diversi anni fa e, sebbene la polizia avesse fermato i ricattatori, gli era stato detto che in caso li avesse denunciati il suo nome e il suo indirizzo sarebbero stati archiviati con la documentazione.

Per paura di essere rintracciato in qualche modo in futuro tramite quella traccia Bubinger decise di non sporgere denuncia. Poco dopo infatti iniziarono le telefonate minatorie, in cui gli veniva intimato di non rilasciare dichiarazioni e di lasciare Berlino.

Il ristoratore non dormiva la notte per la preoccupazione per la sua famiglia. Gli affari andavano male e poco dopo ha chiuso l'attività. "Avevo la sensazione di essere solo un mezzo per raggiungere un fine per la polizia", dice Bubinger dicendo di non essersi sentito protetto dalle forze dell'ordine.

Sospetto membro del clan portato via dagli agenti di polizia, Berlino, 18 febbraio 2021
Sospetto membro del clan portato via da agenti di polizia, Berlino, 18 febbraio 2021 (c) Copyright 2021, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten

Alla fine la vicenda non si è risolta con un'indagine, ma grazie a un amico libanese che ha chiamato uno degli uomini coinvolti ed è riuscito a convincere il clan a lasciare in pace il ristoratore.

Bubinger considera ingenuo il fatto che alcuni pensino che il racket sia un cliché cinematografico. "Succede. Non ovunque, non sempre, ma succede". Oggi gestisce un altro pub in una posizione centrale in una via trafficata e dice di sentirsi più al sicuro.

La senatrice di Berlino Iris Spranger (SPD) non ha risposto a una richiesta di intervista di Euronews.

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