Secondo fonti citate dalla testata statunitense Axios, l'amministrazione di Washington sarebbe pronta ad attaccare l'Iran in caso di fallimento dei negoziati in corso a Ginevra
Gli Stati Uniti si starebbero apprestando a un attacco contro l'Iran, che potrebbe avvenire "entro pochi giorni". Ad affermarlo è Axios, sito d'informazione statunitense, con sede in Virginia, che cita una serie di fonti delle quali non è stata rivelata l'identità.
"Una campagna vasta e lunga, non puntuale come accaduto in Venezuela"
“L'operazione militare in Iran sarà probabilmente un'importante campagna, che durerà settimane e che assomiglierà a una guerra vera e propria piuttosto che a un'operazione puntuale come accaduto in Venezuela”, precisa la testata.
Si tratterebbe, sempre secondo quanto riportato da Axios, di una compagna congiunta Stati Uniti-Israele, “molto più ampia rispetto alla guerra di dodici giorni dello scorso mese di giugno", nel corso della quale i bombardamenti sono stati mirati soprattutto alla distruzione di alcuni impianti sotterranei nucleari.
Già a gennaio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato sul punto di attaccare la Repubblica islamica, dopo la dura repressione delle manifestazioni di protesta, costata la vita a migliaia di cittadini iraniani. Alla fine, però, si è deciso di evitare nuovi raid.
La Casa Bianca sarebbe pronta a sferrare l'attacco in caso di fallimento dei negoziati a Ginevra
Al contempo, però, l'amministrazione di Washington ha aumentato progressivamente la presenza militare in Medio Oriente, pur accettando di condurre negoziati a Ginevra con il governo di Teheran. Quest'ultimo, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha anche parlato di "nuova finestra di opportunità", al termine della seconda giornata di colloqui, che si è conclusa martedì 17 febbraio presso il consolato dell'Oman.
Secondo Axios, le due manovre non sono indipendenti l'una dall'altra: l'invio di mezzi aerei e navali nella regione rappresenterebbe un tentativo di esercitare pressione sulla Repubblica islamica. Ma rifletterebbe anche la volontà di Washington di farsi trovare pronta a sferrare un attacco in caso di fallimento dei negoziati.
Lo stesso vice-presidente JD Vance ha commentato il secondo round di colloqui sottolineando alcuni aspetti positivi ma precisando che la Casa Bianca "ha fissato alcune linee rosse che gli iraniani non sono disposti ancora ad accettare". E che qualora non si ottenessero passi in avanti, Trump potrebbe concludere che la diplomazia non è più la strada da percorrere.
Spostati cinquanta jet da combattimento solo nelle ultime 24 ore
Axios precisa infine che gli spostamenti di mezzi militari si sono intensificati nelle ultime ore. L'esercito degli Stati Uniti sta dispiegando "due portaerei, una decina di navi da guerra, centinaia di aerei da combattimento e diversi sistemi di difesa aerea". Soltanto nelle ultime 24 ore sono stati inviati sul posto "altri cinquanta jet da combattimento F-35, F-22 e F-16".
Un rafforzamento tale "da rendere difficile per Trump fare marcia indietro senza concessioni significative da parte dell'Iran sul suo programma nucleare". Tanto più che "non sarebbe nella natura di Trump". “Il presidente sta perdendo la pazienza. Alcune persone a lui vicine lo mettono in guardia rispetto al dichiarare guerra all'Iran, ma penso che ci sia il 90 per cento di possibilità che assisteremo ad azioni militari nei prossimi giorni”, ha spiegato una delle fonti citate dal giornale statunitense.
L'emittente Channel 12: "Comandi militari israeliani in stato d'allerta"
Secondo fonti israeliane, anche Tel Aviv si starebbe preparando all'eventualità di una guerra "entro pochi giorni". La notizia appare confermata da indiscrezioni riferite dall'emittente Channel 12, secondo la quale i servizi di emergenza e i comandi militari avrebbero ricevuto l'ordine di prepararsi in vista di un possibile attacco all'Iran.
In particolare, in una serie di apparati - compreso il sistema di difesa aerea - sarebbe stato dichiarato lo stato d'allerta. Ciò nonostante, Axios precisa che altri si mostrano più prudenti, ipotizzando tempi più lunghi in caso di intervento: "Ma con Trump tutto è possibile", conclude il giornale.