Un attacco israeliano ha colpito tre basi Unifil in Libano, di cui due italiane. L'Idf ha anche bombardato la protezione civile libanese causando almeno cinque morti. Gli attacchi di Tel Aviv hanno inoltre provocato almeno dodici morti nel sud del Libano e altri 25 nella Striscia di Gaza.
L'esercito israeliano ha attaccato tre basi della missione Unifil in Libano. Due di queste sono basi italiane, la 1-31 e 1-32A, lungo la linea di demarcazione, e la terza è il quartier generale della missione.
Nell'attacco sono stati danneggiati i sistemi di comunicazione tra la base e il comando Unifil a Naqura. Qui due militari indonesiani sono rimasti feriti.
Andrea Tenenti, portavoce della missione Onu, ha riferito che "questa mattina, due caschi blu sono rimasti feriti dopo che un carro armato Merkava dell'esercito israeliano ha sparato verso una torre di osservazione presso il quartier generale dell'Unifil a Naqura, colpendola direttamente e facendoli cadere. Le ferite sono fortunatamente, questa volta, non gravi, ma rimangono in ospedale". "I soldati dell'esercito israeliano hanno anche sparato sulla posizione Unp 1-31 a Capo Naqura, colpendo l'ingresso del bunker dove si erano rifugiati i caschi blu e danneggiando veicoli e un sistema di comunicazione".
Un drone dell'esercito israeliano è stato osservato "volare all'interno della posizione Onu fino all'ingresso del bunker". Nelle ultime ore "i soldati dell'esercito israeliano hanno deliberatamente sparato e disattivato le telecamere di monitoraggio perimetrale della posizione" 1-31. "E hanno deliberatamente sparato su Unp 1-32A, dove si tenevano regolari riunioni tripartite (tra libanesi, israeliani e vertici Unifil) prima dell'inizio del conflitto, danneggiando l'illuminazione e una stazione di trasmissione".
Bombe israeliane sulla protezione civile libanese
La Protezione civile libanese ha dichiarato che cinque suoi membri sono stati uccisi in un raid israeliano nel centro della Protezione civile a Derdeghaya, non lontano da Tiro, a circa 90 chilometri a sud di Beirut.
Tra le vittime c'era Abdullah Al-Moussawi, capo del centro regionale di protezione civile di Tiro. Le squadre hanno continuato a cercare sopravvissuti tra le macerie.
Anche il ministero della Sanità libanese ha confermato la notizia in un comunicato, affermando che Israele ha “rinnovato questa notte il suo obiettivo di colpire gli equipaggi di soccorso e di ambulanza, ignorando le leggi, le norme e le convenzioni umanitarie internazionali”.
Non ci sono state dichiarazioni immediate da parte dell'esercito israeliano.
La scorsa settimana il ministero ha riferito che sei membri della protezione civile e più di cento paramedici sono stati uccisi dagli attacchi aerei israeliani dallo scorso ottobre e 225 feriti, con danni significativi alle infrastrutture di emergenza, tra cui 128 ambulanze e camion dei pompieri distrutti, oltre a danni a nove ospedali e 45 centri medici.
Dodici morti negli attacchi israeliani in Libano, cinque morti a Gaza
Nella valle libanese della Bekaa, invece, gli attacchi di Israele hanno ucciso almeno dodici persone e ne hanno ferite altre tre. Due persone sono state uccise in un attacco a Sohmor, mentre sei persone sono morte a Buday e quattro nei pressi di Baalbeck, secondo quanto riferito dal ministero dell'Informazione libanese.
L'agenzia di stampa palestinese Wafa riporta inoltre che un attacco israeliano ha ucciso cinque persone a Khan Younis, nella Striscia di Gaza. Il raid avrebbe colpito un'abitazione provocando la morte di un uomo, della moglie e dei loro tre figli, tra cui un bambino di sette mesi. Secondo quanto riporta l'emittente qatariota Al Jazeera, Israele ha poi colpito la scuola Rufaida di Deir el Balah, nella parte centrale della Striscia, causando almeno venti morti e più di 50 feriti. L'edificio era stato trasformato in un centro di accoglienza per sfollati.
L'aeronautica israeliana ha poi ucciso due comandanti di Hezbollah, Ahmad Mustaga Alhaj Ali e Meiss Ej Jaba, responsabili del lancio di razzi contro il nord di Israele. Lo hanno dichiarato le forze di difesa israeliane (Idf) che hanno aggiunto di aver colpito alcuni depositi di armi dell'organizzazione islamista nel sud del Paese.
Nelle prime ore di giovedì un soldato israeliano è morto nel corso degli scontri con Hezbollah nel Libano meridionale, portando il totale dei morti tra le file dell'esercito di Tel Aviv a dodici. Un altro militare è invece rimasto gravemente ferito.
Il governo israeliano si riunisce per discutere della risposta all'Iran
Il governo israeliano ha annunciato che si riunirà nella serata di giovedì per discutere della risposta all'attacco missilistico iraniano del primo ottobre scorso.
"Anche se non cerchiamo la guerra con l'aumento della tensione, siamo pronti a qualsiasi scenario. Gli israeliani possono mettere alla prova la nostra determinazione", ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Vedremo come sarà l'attacco e, in base a ciò, determineremo come rispondere".
Araghchi ha sottolineato come non solo l'Iran non vuole una guerra su larga scala ma "tutti sono consapevoli della natura catastrofica di questa guerra". "Israele sta cercando una guerra su larga scala e spinge alcuni Paesi verso questa guerra". Mercoledì il ministro iraniano si è incontrato con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, per discutere della situazione nella regione.
"È stata sottolineata la vitalità della cooperazione regionale e internazionale per fermare il genocidio e la guerra a Gaza e in Libano", ha riferito il portavoce di Araghchi, Esmaeil Baghaei. L'Arabia Saudita è "determinata a continuare questo processo nelle relazioni bilaterali", ha sottolineato Bin Salman.
La Turchia inizia le operazioni di evacuazione
Intanto, oltre duemila cittadini turchi stanno salendo in queste ore a bordo di una nave militare turca che ha portato aiuti al Libano e li porterà fuori dal Paese.
La nave fa parte di un convoglio di sei navi, comprese le scorte, salpato dal porto turco meridionale di Mersin all'inizio di mercoledì, che trasportava 300 tonnellate di forniture umanitarie, tra cui cibo, kit igienici, stoviglie, tende, letti e coperte.
Oltre ai cittadini turchi, tra coloro che hanno fatto richiesta di evacuazione sulle navi ci sono persone provenienti da Bulgaria, Romania e Kazakistan. I funzionari non hanno fornito i numeri. Il governo turco prevede di organizzare altre evacuazioni via mare, se necessario, e sta valutando la possibilità di effettuare voli charter per rimpatriare i cittadini.