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Gaza: uccisi tre figli del leader di Hamas Haniyeh in un bombardamento israeliano

Soldati israeliani si muovono in cima a un carro armato vicino al confine tra Israele e Gaza, visti dal sud di Israele, martedì 9 aprile 2024. (Foto AP/Leo Correa)
Soldati israeliani si muovono in cima a un carro armato vicino al confine tra Israele e Gaza, visti dal sud di Israele, martedì 9 aprile 2024. (Foto AP/Leo Correa) Diritti d'autore Leo Correa/AP
Diritti d'autore Leo Correa/AP
Di Ilaria Cicinelli
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Il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha confermato la morte di tre figli e tre nipoti nel campo di Shati. Tregua sempre più lontana con Israele: il gruppo armato palestinesi non avrebbe 40 ostaggi "fragili" scambiare e sarebbe costretto a liberare i maschi adulti

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Israele ha bombardato un veicolo nel campo profughi di Shati, sulla costa di Gaza City, uccidendo mercoledì figli e parenti del capo politico di Hamas, Ismail Haniye.

Haniye ha confermato la perdita di tre figli e di tre nipoti definendo ad Al Jazeera l'attacco come un "fallimento" che non cambierà la risposta di Hamas nei negoziati".

Il leader di Hamas ha ricevuto la notizia a Doha, dove risiede, mentre visitava dei feriti palestinesi ricoverati in Qatar. L'emittente qatarina ne ha diffuso un video.

Hamas non ha 40 ostaggi da rilasciare in una tregua con Israele

Hamas si è opposto al rilascio di quaranta ostaggi israeliani detenuti a Gaza. Il movimento islamista non avrebbe abbastanza persone considerate fragili, tra anziani e donne, da rilasciare e sarebbe dunque costretto a liberare i soldati israeliani maschi. 

Sarebbe questo l'ostacolo principale che ha impedito alle due parti in conflitto di raggiungere un accordo per la tregua al Cairo nei giorni scorsi

Intanto almeno 14 persone sono morte in un bombardamento israeliano che ha colpito una casa nel campo profughi di Nuseirat, nella fascia centrale della Striscia di Gaza, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa palestinese Wafa.  

Ci sono stati 125 morti nelle ultime 24 ore secondo le autorità palestinesi, che hanno aggiornato il bilancio delle vittime a oltre 33mila vittime. 

Gallant contraddice Netanyahu: "Non c'è ancora una data per l'attacco a Rafah"

Non ci sarebbe ancora una data di inizio per l'offensiva israeliana a Rafah, al confine con l'Egitto nel sud della Striscia, nonostante l'annuncio arrivato lunedì dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In una telefonata con il suo omologo statunitense Lloyd Austin il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha affermato che Tel Aviv non ha ancora fissato una data, smentendo poche ore dopo le parole del primo ministro. 

Anche il consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan ha sottolineato  che se Netanyahu "ha una data, non l'ha condivisa con noi". Una fonte del quotidiano Times of Israel ha infatti rivelato che lo Stato ebraico sta ancora mettendo a punto il piano per evacuare 1,5 milioni di palestinesi sfollati. Circa due terzi della popolazione di Gaza hanno infatti trovato riparo a Rafah, sotto le precedenti indicazioni di Israele arrivate con il progredire dell'offensiva di terra nel nord e nel centro della Striscia. 

Nonostante i dubbi sulla data Tel Aviv sembra dunque intenzionata a portare avanti l'operazione, nonostante i numerosi moniti in merito alla salvaguardia dei civili arrivati anche dagli Usa, il suo più stretto alleato. Proprio in vista dell'offensiva nel sud Israele starebbe acquistando 40mila tende per preparare l'evacuazione dei palestinesi.

"Non abbiamo ancora visto un piano credibile e fattibile per portare i civili fuori da Rafah", ha però affermato Sullivan in un briefing alla Casa Bianca. Israele non ha presentato un piano "dettagliato su come ospitare, nutrire e fornire medicine ai civili"

L'Irlanda avanzerà una proposta formale per riconoscere uno Stato palestinese

L'Irlanda potrebbe essere prossima a riconoscere uno Stato palestinese nelle prossime settimane. Ad annunciare la proposta è stato il ministro degli Esteri Micheal Martin, secondo cui ritardare il riconoscimento "non è più né credibile né sostenibile".

"Non c'e' dubbio che siano stati commessi crimini di guerra e condanno categoricamente i continui bombardamenti sulla popolazione di Gaza", ha dichiarato Martin, aggiungendo che il riconoscimento dello Stato palestinese potrebbe aiutare più rapidamente il popolo di Gaza e della Cisgiordania nonché incentivare la promozione di un'iniziativa di pace a guida araba.

Pressioni da Usa per cessate il fuoco, Israele davanti alla Corte suprema per chiarire politiche umanitarie

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sta facendo pressione su Tel Aviv affinché accetti una tregua che duri da sei a otto settimane. "Non sono d'accordo con il suo approccio", ha dichiarato Biden riferendosi alla politica di Netanyahu, definendola "un errore" in un'intervista a Univision. Inoltre Washington ha sottolineato che "non ci sono scuse" per non lasciare entrare gli aiuti umanitari a Gaza e la Casa Bianca chiede l'accesso totale a tutto il cibo e alle medicine che arrivano nella Striscia. 

Proprio questo mercoledì il governo israeliano dovrà chiarire la sua politica umanitaria a Gaza davanti alla Corte suprema, una richiesta partita da un gruppo di ong. 

Nelle prime ore di mercoledì Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto di aver condotto un lancio di aiuti umanitari sulla Striscia per via aerea, un metodo pensato per superare le restrizioni imposte ai camion carichi di aiuti che arrivano via terra da Rafah, l'unico valico di frontiera, controllato da Israele, da cui entrare a Gaza. Gli Usa hanno così lanciato l'equivalente di circa 50.600 pasti per i civili.

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