Il piano degli indipendentisti fiamminghi per dividere il Belgio

Tom Van Grieken è il leader di Vlaams Belang dal 2014
Tom Van Grieken è il leader di Vlaams Belang dal 2014 Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2019 The AP. All rights reserved.
Di Vincenzo Genovese
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Il partito di estrma destra Vlaams Belang è primo nei sondaggi nelle Fiandre, e punta a dichiarare la regione “Stato sovrano” dopo le elezioni di giugno

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In Belgio il 9 giugno si eleggeranno i rappresentanti per i parlamenti regionali, nazionale ed europeo. Secondo un'indagine esclusiva Euronews/Ipsos, Vlaams Belang viaggia sul 23,5% dei consensi nelle Fiandre, la parte settentrionale e di lingua olandese, più ricca e popolata della Vallonia, francofona, che occupa la porzione meridionale del Paese.

"C'è un trasferimento di denaro dalla regione delle Fiandre alla Vallonia. Siamo stufi di pagare per loro"
Tom Vandendriessche
Eurodeputato di Vlaams Belang

Obiettivo: indipendenza

Il partito ha un obiettivo chiaro: rendere le Fiandre uno Stato indipendente. Lo persegue in modo dichiarato, come spiega a Euronews Tom Vandendriessche, eurodeputato di Vlaams Belang, che al Parlamento europeo appartiene al gruppo Identità e democrazia, lo stesso della Lega.

"Le Fiandre sono la potenza demografica, politica, finanziaria ed economica del Belgio. Il problema è che abbiamo solo il 50% del potere politico. C'è un trasferimento di denaro dalla regione delle Fiandre, che vota a destra, alla Vallonia, che vota a sinistra, dove parlano francese. Noi siamo stufi di pagare per loro".

L'ascesa di Vlaams Belang assomiglia a quella di altri partiti di estrema destra in Europa, con sovranismo e lotta all'immigrazione come cavalli di battaglia. 

"La procedura di asilo viene utilizzata in modo improprio come mezzo per immigrare in Europa. Non ha assolutamente nulla a che fare con le persone che fuggono dalla guerra: sono solo persone che cercano un futuro migliore. Posso capire le loro motivazioni, ma  non possiamo aiutare tutti coloro che nel mondo si trovano in povertà", afferma Vandendriessche.

L'immigrazione resta un tema caldo nel dibattito pubblico belga, anche se il numero di richiedenti asilo è sceso nel 2023 rispetto all'anno precedente e, come evidenziano i dati Eurostat, il tasso di richiedenti rispetto alla popolazione non è particolarmente alto.

Ma Vlaams Belang contesta anche l'immigrazione regolare, fonte di manodopera per i Paesi europei. "Ogni anno fino a 3,5 milioni di lavoratori extracomunitari immigrano verso l’Europa. L’Unione europea vuole aggiungere un altro milione. Questa è una politica migratoria di sostituzione e il mio popolo ne è completamente stufo. Vogliamo rimanere fiamminghi nelle Fiandre", dice Tom Vandendriessche. 

In Belgio, i residenti stranieri sono il 13,5% della popolazione, ma quelli cittadini di Paesi extraeuropei superano di poco il 5% (606mila). "L'immigrazione è sempre stata centrale nel discorso di Vlaams Belang: sono riusciti ad articolare una narrativa razzista, adattandola con una nazionalista", spiega a Euronews François Gemenne, politologo che insegna all'École des hautes études commerciales di Parigi.

L'attuale successo del partito di estrema destra, secondo il professore, è una combinazione di tendenze populiste, estremiste e nazionaliste, che non si spiega senza tenere in considerazione elementi specifici della politica belga. "Molti fiamminghi ritengono di essere frenati dalla Vallonia, la parte meridionale del Paese, e che starebbero meglio se fossero indipendenti. È lo stesso fenomeno che abbiamo visto con la Brexit, quando alcuni britannici si sentivano frenati dall'Ue".

Un piano dettagliato

La strategia di Vlaams Belang prevede l'alleanza dopo il voto con il partito conservatore Nuova Alleanza Fiamminga (Nva), autonomista ma non più espressamente secessionista. Insieme potrebbero ottenere oltre il 50% dei voti (secondo il sondaggio Euronews/Ipsos attualmente sono oltre il 42%) e quindi la maggioranza dei seggi nel Parlamento fiammingo.

"Il primo passo è formare un governo a guida di Vlaams Belang nelle Fiandre e dichiararci sovrani. Non indipendenti, ma sovrani secondo il diritto internazionale. Poi inviteremo il governo della Vallonia a procedere con una scissione ordinata del Belgio, come fece la Cecoslovacchia", racconta Tom Vandendriessche.

Nel frattempo, gli altri partiti belgi farebbero fatica a formare un governo a livello nazionale senza includere i due partiti nazionalisti fiamminghi. Approfittando di questo limbo, sostiene l'eurodeputato, si potrebbe forzare la mano: la sua idea sarebbe quella di aumentare la spesa pubblica delle Fiandre, ora sensibilmente inferiore a quella della Vallonia, per far saltare i conti a livello nazionale. A questo punto, pronostica, la Vallonia sarebbe costretta a cedere alle richieste fiamminghe.

Secondo Vandendriessche, il nuovo Stato resterebbe membro di Ue e Nato, ereditando gli obblighi internazionali del Belgio. Ma il partito vuole anche trasformare l’Ue in un’organizzazione per la cooperazione economica tra i Paesi, senza alcuna ulteriore integrazione. 

"Penso che il Belgio sia una sorta di Unione europea in miniatura. Rompere il Belgio sarebbe probabilmente la prima tessera del domino per disintegrare il resto dell'Ue. Poi potremo ricostruirla da capo". 

Al momento, comunque, esiste intorno a Vlaams Belang un "cordone sanitario", per cui le altre forze politiche, compresa la Nuova Alleanza Fiamminga, non collaborano con il partito.

Secondo il professor Gemenne, l'indipendenza delle Fiandre non convince la maggior parte dei fiamminghi, e nemmeno tutti gli elettori di Vlaams Belang. Per questo lo scenario di una secessione è altamente improbabile. Non sembrano d'accordo nemmeno gli abitanti della città di Mechelen, in provincia di Anversa.

"Mi sento una vera belga. Il nostro Paese è già piuttosto piccolo, sarebbe un peccato dividerlo", dice a Euronews Sandrine, impiegata comunale. Stesso ragionamento di Jordy, studente: "Penso che questa idea non vada bene, perché il Belgio è già un paese piccolo. Non lo vorrei ancora più piccolo".

"Preferirei semplicemente mantenere il Belgio così com'è adesso", sostiene Emily, un'altra studentessa di Mechelen. Un auspicio che dovrà fare i conti con i prossimi risultati elettorali.

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