Deficit al 5,5% in Francia, Attal ribadisce: "Per il 2027 al 2,7%", ma per Moody's improbabile

Il primo ministro francese Gabriel Attal
Il primo ministro francese Gabriel Attal Diritti d'autore Christophe Ena/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
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Di Ilaria Cicinelli
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Il deficit francese è salito al 5,5% minando l'obiettivo del presidente Macron di rimettere in carreggiata l'economia nazionale. Il premier Attal ha annunciato altri tagli e ribadito l'obiettivo del 2,7 per cento entro il 2027 ma per l'agenzia Moody's questo è improbabile

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L'agenzia statistica Insee ha reso noto che il deficit di bilancio della Francia è schizzato al 5,5 per cento nel 2023. Mercoledì sera, in una dichiarazione in televisione sul canale TF1 il primo ministro Gabriel Attal ha quindi ribadito l'obiettivo, previsto nel piano di bilancio a medio termine presentato a settembre, di riportare il deficit al 2,7 per cento del Pil entro il 2027.

Uno sforzo significativo che nella pratica si traduce in un risparmio di circa 50 miliardi, secondo quanto affermato dalla Corte dei Conti. 

Per Moody's quello del governo francese è un obiettivo improbabile

Per decidere le prossime mosse in vista della manovra di bilancio 2025, che dovrebbe venire presentata a fine giugno secondo Attal, il ministro dell'Economia Bruno Le Maire incontrerà questo giovedì a Parigi parlamentari della maggioranza e dell'opposizione.  

Tra le proposte ventilate dal primo ministro c'è anche la riduzione della durata dell'indennità di disoccupazione, uno dei pilastri del sistema di welfare francese. Il governo inoltre aveva già annunciato martedì un taglio aggiuntivo da dieci miliardi per raggiungere l'obiettivo di deficit del 4,4 per cento del Pil per l'anno corrente. 

Tuttavia poco dopo, l'agenzia di rating Moody's ha avvisato che difficilmente questa misura e altri tagli al bilancio potrebbero risolvere il problema e ritiene improbabile riuscire a portare il deficit sotto il 3 per cento nei prossimi tre anni.

Per Moody's "Il deficit di bilancio evidenzia i rischi insiti nella strategia fiscale a medio termine del governo, che si basa su ipotesi economiche ed entrate ottimistiche e restrizioni senza precedenti sulla spesa".

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