Gaza, "tregua in mano a Hamas" dice Biden e a Israele: "Aiuti nella Striscia, no scuse"

Abdul Rahman Sharif porta il corpo del figlio di quattro anni, ucciso dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, al suo funerale a Khan Younis (26 febbraio 2024)
Abdul Rahman Sharif porta il corpo del figlio di quattro anni, ucciso dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, al suo funerale a Khan Younis (26 febbraio 2024) Diritti d'autore Hatem Ali/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
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Di Gabriele Barbati
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Un altro centinaio di vittime nella Striscia, dove si muore per i bombardamenti e di fame. Lunghe file di camion carichi di aiuti bloccate al valico di Rafah. "Nessuna scusa" per non farli entrare dicono gli Usa a Israele. I negoziati per una tregua con Hamas proseguono al Cairo

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Gli Stati Uniti sembrano dare un ultimatum a Hamas e Israele per concludere un cessate il fuoco e fare entrare il prima possibile gli aiuti che attendono al valico di Rafah mentre dentro la Striscia di Gaza si muore di stenti.

"L'accordo sugli ostaggi è nelle mani di Hamas ora, Israele è d'accordo sulla tregua. Tra un paio di giorni sapremo se si farà" ha detto martedì il presidente Usa, Joe Biden.

Da giorni si vocifera di una conclusione positiva dei negoziati in corso al Cairo, in Egitto, per il rilascio degli ostaggi israeliani in cambio di detenuti palestinesi e una pausa umanitaria di 40 giorni a Gaza entro la festività islamica del Ramadan, che comincia il 10 marzo.

Biden a Israele: "Nessuna scusa, bisogna portare aiuti a Gaza"

Due alti funzionari di Hamas, Bassem Naim e Osama Hamdan, hanno ribadito la precondizione di un cessate il fuoco permanente, oltre ad avvertire Washington di "smettere di fornire armi ad Israele". Il movimento palestinese ha fatto sapere anche che "la finestra per i negoziati non resterà aperta per sempre".

Il presidente Biden ha avuto un messaggio anche per Israele, l'ennesimo nelle ultime settimane: "Dobbiamo fare entrare più aiuti a Gaza, non ci sono scuse, nessuna" ha detto. 

Israele e l'Egitto, dopo un blocco totale nel primo mese di guerra, hanno consentito l'entrata di decine di camion con cibo, medicinali e beni di prima necessità. 

Manon bastano minimamente per i circa 2 miloni di palestinesi sfollati dentro la Striscia, secondo le organizzazioni internazionali: 15 bambini sono morti per denutrizione e assenza di cure nei giorni scorsi in un ospedale nel nord di Gaza, mentre centinaia di tir di aiuti sono in attesa da oltre un mese dal lato egiziano del confine.

Aiuti su Gaza dal cielo con file di tir a Rafah, Boldrini: "Vergogna"

Da Rafah, la deputata del Pd Laura Boldrini ha denunciato come non vengano fatti passare ai controlli, gestiti da personale militare israeliano, beni indispensabili in questo frangente come incubatrici, bombole di ossigeno e generatori di elettricità.

Martedì Stati Uniti, Egitto e Giordania hanno sganciato nuovamente pacchi di aiuto dagli aerei. Si tratta però di operazioni molto costose, inefficienti e con una capacità di carico limitata, ha denunciato Medici senza frontiere.

Attesa a Gerusalemme per la Spianata delle Moschee durante il Ramadan

La pressione statunitense sullo storico alleato in Medio Oriente si sta alzando e la visita in questi giorni a Washington di Benny Gantz, ex generale dall'alto gradimento in Israele, sembra l'ennesima stoccata al primo ministro, Benyamin Netanyahu.

Per Washington il bilancio della guerra è indifendibile ormai. Con il centinaio di vittime nelle ultime 24 ore tra Khan Younis e Rafah, la conta è salita a quasi 31mila morti e oltre 70mila feriti e 17mila minorenni orfani.

Proprio Netanyahu ha assicurato martedì, nonostante le richiesta dell'ala radicale del suo governo, che Israele garantirà la libertà di culto nella Spianata delle Moschee (il Monte del Tempio per gli ebrei), secondo le stesse modalità del 2023, dopo avere minacciato ulteriori restrizioni ai fedeli palestinesi di sesso maschile durante il Ramadan.

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