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Onu: il Myanmar è il primo produttore di oppio al mondo, nel 2023 ha superato l'Afghanistan

Papaveri da oppio
Papaveri da oppio Diritti d'autore Gemunu Amarasinghe/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Gemunu Amarasinghe/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Greta Ruffino
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dopo il colpo di stato del febbraio 2021 la coltivazione del papavero è aumentata in modo vertiginoso

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Il Myanmar è diventato il primo produttore mondiale di oppio. Nel 2023 ha superato l'Afghanistan secondo un rapporto dell'Agenzia delle Nazioni unite per la droga e il crimine (Unodc).

Povertà, mancanza di servizi pubblici, instabilità e insicurezza sono i fattori elencati dall'Unocd per spiegare l'aumento della produzione di oppio in Myanmar. Il documento indica che la coltivazione di papaveri è cresciuta del 18 per cento nell'ultimo anno, raggiungendo i 47.100 ettari e superando di gran lunga i circa 11mila dell'Afghanistan.

Oppio e regimi

A contribuire al sorpasso gli sconvolgimenti politici che hanno colpito i paesi negli ultimi anni. Dopo il colpo di Stato dell'1 febbraio 2021 ordito dalla giunta militare la produzione di oppio in Myanmar è esplosa, soprattutto nelle aree che risentono maggiormente delle conseguenze della guerra civile, come gli stati Shan e Kachin, nel nord-est del Paese. Nel 2023 la produzione ha superato le 1.080 tonnellate, mai così alta dal 2001.

Si tratta di una strategia redditizia per i contadini, che guadagnano oggi circa il 75 per cento in più dalla coltivazione dei papaveri: i prezzi medi del fiore hanno raggiunto i 355 dollari al chilo.

Al contrario l'Afghanistan, che per alcuni anni è stato il più grande produttore di oppio al mondo, ha visto crollare le coltivazioni dopo il ritorno dei Talebani al potere nel 2021. Il regime aveva promesso di colpire la produzione illegale di droga.

Lo scorso anno l'oppio ha rappresentato quasi un terzo del valore della produzione agricola dell'afgana, ma la superficie usata per il papavero si è ridotta da 233mila ettari alla fine del 2022 a 10.800 nel 2023.

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