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Onu: al nord solo un ospedale funzionante. Idf: Hamas ha perso il controllo di Gaza City

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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'Unrwa ha annunciato che nel giro di massimo 48 ore non avrà più risorse per gli ospedali e per depurare l'acqua

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L'esercito israeliano sarebbe prossimo a conquistare Gaza City. Lo ha detto nella serata di lunedì il ministro della Difesa Yoav Gallant, spiegando che Hamas avrebbe perso il controllo della città e che le forze israeliane avrebbero aumentato le operazioni contro i tunnel sotterranei. "I terroristi stanno fuggendo verso sud, i civili stanno saccheggiando le basi abbandonate", ha detto Gallant.  

A "riprova" delle dichiarazioni di Tel Aviv, sui social network sta circolando una fotografia che mostra un gruppo di militari, membri della Brigata Golani, in posa con bandiere israeliane alla mano all'interno dell'aula del Parlamento della Striscia di Gaza. L'esercito ha anche dichiarato che due dei suoi soldati sono stati uccisi e altri quattro sono rimasti feriti in scontri a terra con i combattenti di Hamas. 

Intanto continuano i bombardamenti israeliani su tutta la Striscia. Lunedì un attacco ha colpito ancora una volta il campo profughi di Jabalia, a nord di Gaza City, uccidendo almeno 31 persone. Nella notte invece un'altra serie di attacchi ha causato almeno 10 morti, tra cui diversi bambini, a Khan Yunis, nel sud della Striscia. 

Nell'area si rifugiano centinaia di migliaia di persone, spinte a evacuare il nord della Striscia da Tel Aviv. Israele ha più volte dichiarato l'area sicura, continuando di fatto a bombardarla quotidianamente, seppur meno intensamente rispetto al nord. Secondo le Nazioni unite, solo dal 5 novembre si sono spostati verso sud circa 200mila palestinesi

Lunedì Hamas ha fatto sapere che uno dei circa 240 ostaggi in mano al gruppo dalla brutale incursione in territorio israeliano del 7 ottobre scorso, è morto a causa di un attacco israeliano. 

Le "prove" dell'esercito israeliano

Durante una conferenza stampa il portavoce dell'esercito israeliano Daniel Hagari ha mostrato alcuni video che costituirebbero una prova della presenza dei miliziani di Hamas nell'ospedale pediatrico Rantisi di Gaza City

Uno dei video ritrae lo stesso Hagari mostrare quello che dice essere un tunnel utilizzato da Hamas per accedere direttamente ai seminterrati dell'ospedale, dove sarebbero stati rinvenuti esplosivi e altre attrezzature militari. Si vedono anche degli ambienti in cui, secondo l'esercito, sarebbero stati tenuti prigionieri degli ostaggi israeliani.

Il video, che dura poco più di cinque minuti, è descritto su X come raw (ossia non sottoposto a modifiche), ma presenta in realtà tagli evidenti tra una scena e l'altra e alcune della frasi dette da Hagari sono censurate. 

Da diverse settimane Tel Aviv sostiene che il gruppo palestinese abbia costruito il suo quartier generale sotto l'ospedale al Shifa, il più grande della Striscia, e che in generale i miliziani si nascondano sotto o all'interno delle strutture sanitarie. Hamas ha sempre respinto tutte le accuse.

Lunedì Al Jazeera Arabic ha condiviso una dichiarazione dell'ufficio stampa del governo di Gaza che accusa l'esercito israeliano di "diffondere menzogne" per giustificare la distruzione degli ospedali nella Striscia. Ha inoltre accusato Israele di praticare "l'incitamento" alla violenza contro i pazienti ricoverati. 

La crisi degli ospedali

Gli ospedali del nord della Striscia sono ormai il principale teatro di guerra. Gli scontri tra l'esercito israeliano e i miliziani di Hamas continuano a svolgersi intorno alle strutture sanitarie di Gaza City, costringendo migliaia di rifugiati a fuggire dagli ultimi luoghi considerati sicuri o, ancora peggio, intrappolandoli all'interno con sempre meno cibo, acqua e medicinali, esposti ai bombardamenti. 

Lunedì l'Oms ha definito al Shifa "quasi un cimitero", con corpi che si accumulano dentro e fuori. L'ospedale, secondo diverse testimonianze assediato dalle forze israeliane, ha praticamente smesso di funzionare da sabato, quando ha terminato le scorte di carburante. In tre giorni sono già 32 i pazienti morti per la mancanza di cure, tra cui almeno tre neonati prematuri. Il ministero della Sanità ha detto che al momento all'interno dell'ospedale ci sono più di 2.300 persone: 650 pazienti, 1.500 civili che hanno lasciato le proprie case e tra 200 e 500 operatori sanitari.

Proprio le immagini dei bambini che lottano per sopravvivere senza l'ausilio delle incubatrici hanno aumentato le preoccupazioni internazionali e la pressione su Israele per una maggiore protezione degli ospedali. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sollecitato "un'azione meno invasiva" nei confronti dell'ospedale di al Shifa. 

Anche il secondo ospedale più grande della Striscia, quello di al Quds, ha smesso di funzionare da molte ore a causa della mancaza di carburante ed è circondato dai carrarmati israeliani. La Mezzaluna rossa palestinese, che gestisce l'ospedale, ha detto che lunedì mattina ha provato a raggiungere la struttura per evacuare i pazienti, ma che ha dovuto rinunciare a causa dei continui bombardamenti israeliani. Non si sa il numero preciso di persone all'interno della struttura. 

Nel pomeriggio di lunedì l'esercito israeliano ha detto di aver ucciso 21 membri di Hamas che stavano attaccando le proprie truppe nei pressi dell'ospedale. L'Idf sostiene che vari miliziani di Hamas siano usciti sparando da edifici civili nelle vicinanze, mentre altri si sarebbero confusi tra i civili all'entrata della struttura. Alcuni sarebbero poi tornati all'interno dell'ospedale.

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Allarme

Il viceministro della Sanità, Youssef Abu Rish, ha detto all'agenzia di stampa Afp che tutti gli ospedali che servono il nord della Striscia sono attualmente "fuori servizio". E per il terzo giorno consecutivo il ministero non ha aggiornato il bilancio delle vittime, proprio perché gli ospedali non riescono a comunicare con l'esterno. I palestinesi uccisi sarebbero almeno 11.240, tra cui 4.630 bambini. 

In un'intervista rilasciata ad Al Jazeera Arabic, il dottor Ashraf al-Qudra, portavoce del ministero, ha dichiarato che tutti gli ospedali dell'enclave palestinese potrebbero chiudere entro 48 ore. 

Le Nazioni unite hanno confermato che tutti gli ospedali nel nord della Striscia hanno smesso di funzionare, tranne uno.

Anche per l'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi il tempo sta per scadere. L'Unrwa ha descritto la situazione come "terribile" e ha detto di aver esaurito le scorte di carburante. Di conseguenza, il commissario generale Philippe Lazzarini ha annunciato che nel giro di pochi giorni l'Agenzia non avrà più le risorse necessarie per far funzionare gli ospedali né per depurare l'acqua e renderla potabile. Thomas White, il responsabile dell'Agenzia nella Striscia, ha parlato di uno stop delle operazioni umanitarie in massimo 48 ore

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Evacuazioni

Continuano le evucuazioni per il valico egiziano di Rafah. Lunedì 10 pullman con a bordo circa 600 persone con passaporto straniero hanno lasciato la Striscia di Gaza. Con loro, anche quattro palestinesi gravemente feriti, insieme ad altrettanti accompagnatori. 

Circa 115 camion con a bordo aiuti umanitari di vario tipo sono invece entrati nella Striscia.

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