"L'operazione di terra si farà, è in gioco l'esistenza di Israele": Netanyahu parla alla nazione

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Di Michela Morsa
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Il primo ministro israeliano per la prima volta ha anche assicurato che lui stesso si assumerà le sue responsabilità per le lacune alla sicurezza che lo scorso 7 ottobre hanno permesso l'attacco di Hamas

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L'operazione di terra nella Striscia di Gaza si farà. Lo ha detto in un discorso televisivo alla nazione mercoledì sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, senza fornire ulteriori dettagli ma invitando ancora una volta i civili palestinesi a evacuare verso sud. 

"Ci stiamo preparando per un'incursione di terra. Non specificherò quando, come, quanti", ha detto Netanayahu, aggiungendo però che "la tempistica dell'operazione sarà determinata all'unanimità dal gabinetto di guerra e dal capo di Stato maggiore".

Il primo ministro ha ribadito che si sta lavorando contro il tempo per raggiungere questo obiettivo, poiché "è in gioco l'esistenza stessa di Israele", e che "tutti i membri di Hamas sono morti che camminano". 

Poi, per la prima volta, ha assicurato che a guerra finita lui stesso si prenderà le sue responsabilità per le lacune alla sicurezza che lo scorso 7 ottobre hanno permesso l'attacco di Hamas. "È stato un giorno nero nella nostra storia. Andremo a fondo di ciò che è accaduto al confine meridionale attorno a Gaza. Questo disastro verrà indagato. Tutti dovranno dare delle risposte, me compreso", ha detto. Non ha risposto alle domande dei giornalisti. 

Secondo diversi funzionari statunitensi e israeliani citati dal Wall Street Journal l'invasione sta subendo dei ritardi su pressioni di Washington, che teme una ritorsione sotto forma di attacchi contro le sue truppe dispiegate in Siria, Kuwait, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti da parte di gruppi islamisti radicali, come già successo nei giorni scorsi. Gli Stati Uniti avrebbero quindi chiesto di aspettare fino al potenziamento dei sistemi antimissile a protezione dei suoi contingenti. Martedì, rispondendo ai giornalisti, il presidente statunitense Joe Biden ha negato ogni pressione su Tel Aviv, dicendo che "Israele sta prendendo da sé le proprie decisioni". 

Ma negli ultimi giorni si è più volte parlato delle pressioni internazionali su Israele, sempre capitanate dagli Stati Uniti, anche per ragioni diplomatiche e politiche: rimandare l'invasione per consentire l’ingresso di aiuti umanitari per la popolazione civile palestinese e negoziare la liberazione degli ostaggi. Sono stati diversi gli appelli anche a moderare la risposta militare e contenerla nel quadro delle leggi internazionali, non solo per evitare il coinvolgimento di altri civili, ma anche per scongiurare un allargamento del conflitto.

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