Ore di violenza in Kosovo. Gruppo armato assalta un villaggio a Nord

Gruppo armato di serbi fa irruzione in un nel villaggio di Banjska in Kosovo
Gruppo armato di serbi fa irruzione in un nel villaggio di Banjska in Kosovo Diritti d'autore Dejan Simicevic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Gianluca Martucci
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Prima la morte di un poliziotto di una pattuglia intervenuta in un posto di blocco, poi l'assedio di un monastero: quattro morti. Vucic si svincola dalle accuse: "Erano serbi del Kosovo"

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L'azione armata di un gruppo di circa trenta serbi nel villaggio di Banjska ha riportato l'alta sensione nell'area dei quattro maggiori comuni del Nord del Kosovo a maggioranza serba. 

Un poliziotto locale è stato ucciso in uno scontro a fuoco nella notte di domenica 24 settembre dopo la segnalazione di un blocco stradale organizzato con due camion privi di targa che rendevano impossibile il passaggio su un ponte che conduce al piccolo centro, non lontano dalla più grande cittadina di Leposavic, a Nord-Est di Mitrovica. Altri due uomini della pattuglia intervenuta sono stati feriti.

Gli scontri nella zona si sono prolungati per tutta la giornata. Tutti i componenti del gruppo, definiti dal primo ministro kosovaro Albin Kurti "professionisti del crimine, mascherati e pesantemente armati", si sono barricati nel monastero ortodosso del villaggio.

Ci sono volute le unità speciali della polizia kosovara per mettere fine all'assedio del monastero. Tre aggressori sono stati uccisi e altri sei sono stati arrestati. Una parte del gruppo di uomini armati è fuggita alla cattura rifugiandosi sulle montagne della zona, hanno riferito i media locali.

Il premier Kurti ha parlato di "azioni pianificate" condotte dalla "criminalità  organizzata, con il sostegno politico, finanziario e logistico dei responsabili ufficiali di Belgrado". La presidente kosovara Vjosa Osmani ha denunciato apertamente "l'aggressione della Serbia nei confronti del Kosovo" sollecitando il sostegno degli alleati occidentali negli sforzi di Pristina per "imporre legge e ordine e preservare la sovranità" e l'integrità del Paese.

L'episodio, secondo analisti politici, è destinato ad accentuare le tensioni interetniche che persistono da mesi nel Nord del Kosovo, oltre a rinfocolare le accuse reciproche tra Pristina e Belgrado.

A stemperare parzialmente la tensione è arrivata la condanna dell'azione da parte del presidente serbo Aleksandar Vucic, sicuro tuttavia nell'affermare l'origine serbo-kosovara degli aggressori.

"Non voglio giustificare la morte di un albanese, non è giustificabile", ha dichiarato Vucic. Ma "l'unico colpevole di tutto ciò che sta accadendo nel nord del Kosovo è Albin Kurti, alcuni serbi hanno ceduto alle sue provocazioni".

A "coloro che pensano che questo spingerà la Serbia a riconoscere il Kosovo, dico che questo non ha rafforzato solo me, ma l'intera nazione, e che non riconosceremo mai l'indipendenza del Kosovo, anche se ci ucciderete tutti", ha poi aggiunto Vucic.

La Serbia e la sua ex provincia del Kosovo sono in conflitto da decenni. La guerra del 1998-99 ha causato più di 10 mila morti, soprattutto albanesi del Kosovo. Nel 2008 il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza, ma Belgrado si è rifiutata di riconoscerla.

Le tensioni sono riesplose a maggio, dopo che la polizia kosovara ha sequestrato gli edifici delle municipalità locali nel Kosovo settentrionale, dove i serbi rappresentano la maggioranza. L'obiettivo di Pristina era quello di insediare i sindaci di etnia albanese eletti alle elezioni locali. I serbi hanno boicottato a larga maggioranza le urne e Belgrado contesta la validità dei risultati.

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