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Perché l'Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

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Diritti d'autore euronews
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Di Giorgia Orlandi
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La risposta dell'Italia alle rivelazioni sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica è stata diversa da quella di altri Paesi. Euronews ne ha parlato con le vittime e gli attivisti che cercano giustizia

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Quattro anni fa Papa Francesco ha organizzato il primo summit sulla questione della pedofilia. Nel corso degli anni il Vaticano è stato più volte accusato di non aver fatto abbastanza. Nel 2014 è stata creata una Commissione speciale per combattere il problema. Tre anni dopo Marie Collins, Irlandese sopravvissuta agli abusi, ha lasciato la Commissione dando la colpa a quelle che lei definisce le "resistenze" interne alla chiesa. Da allora, ci ha detto, la Commissione ha fatto pochi progressi.

"Il problema di partenza: salvare la reputazione della Chiesa"

"Quando ho dato le dimissioni volevo che si sapesse che c'era della resistenza, che la Commissione aveva in qualche modo cercato di portare a termine il proprio lavoro ma è stata ostacolata da alcune figure all'interno della Curia - dice Collins -. C'entrano il potere e la politica del Vaticano che hanno tentato di controllare la Commissione, minando la nostra indipendenza, terrorizzati all'idea che potessimo apportare dei cambiamenti. Qui torniamo al problema di partenza: ovvero salvaguardare la reputazione della chiesa".

Quasi un milione di vittime in Italia

In Italia, a differenza di altri paesi, è stato fatto ancora poco sul tema della pedofilia. Di recente l'ong Rete l'Abuso ha diffuso il rapporto più completo mai pubblicato fino ad oggi, che copre 13 anni di attività dell’Associazione in cui sono stati acquisiti oltre 400 casi di abuso sessuale ai danni di minori compiuti da sacerdoti, divisi per regione.

"Il numero totale di potenziali vittime di cui un sacerdote può abusare è importante - dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l'Abuso -. Questo è dovuto principalmente all'insabbiamento e al fatto che il sacerdote, invece di essere denunciato alla polizia, viene spesso trasferito da una chiesa all'altra, il che porta ad altre vittime. In Italia il numero totale di sacerdoti è due-tre volte superiore a quello della Francia".

Il documento è stato inviato alla Procura della Repubblica per sollecitare un intervento delle autorità competenti. Secondo le ultime stime in Italia potrebbero esserci fino a un milione di vittime. 

"Ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica"

La Conferenza Episcopale Italiana nel Novembre 2022 ha pubblicato i dati raccolti nel corso di due anni presso i centri di ascolto delle diocesi. Numeri notevoli ma ancora parziali secondo Zanardi. Ma perché in Italia si è fatto così poco?

"L'Italia è ancora un Paese molto omogeneo dal punto di vista culturale e sociale - dice Iacopo Scaramuzzi, corrispondente dal Vaticano per La Repubblica -. Non dico che siamo tutti cattolici, ma ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica, sia esso familiare o religioso. Ecco perché qui ci vuole più tempo ed è più difficile rendersi conto di ciò che sta accadendo".

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