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Il Giappone invita i suoi giovani a bere di più: al via la campagna "Sake Viva!"

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Di Euronews
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Barman giapponese
Barman giapponese   -   Diritti d'autore  Hiro Komae/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Al via l'operazione "Saké Viva!" In Giappone le autorità fiscali lanciano la campagna l'obiettivo di indurre i giovani giapponesi a bere più alcolici perché meno bevono, meno lo Stato guadagna. 

Pandemia e demografia sono le due cause principali della diminuzione del consumo: secondo la Banca mondiale il 29 per cento della popolazione supera i 65 anni, con un tasso di natalità molto basso rispetto alla media.

Al contempo, alcune previsioni dicono che la popolazione del Giappone potrebbe ridursi del 30 per cento e sfiorare i 90 milioni (a fronte dei 130 attuali).

Meno alcool, meno entrate per lo Stato

Sabato sera, nel quartiere alla moda di Shibuya a Tokyo, i bar sono pieni e i bicchieri di alcolici sono vuoti. Ma al governo giapponese questo non basta, e per questo ha lanciato la sua campagna: un concorso per trovare slogan o idee per rendere l'alcool più attraente per i giovani tra i 20 e i 39 anni, in un Paese in cui la pubblicità di bevande alcoliche è già presente ovunque. 

Il birrificio Kirin, per esempio, che produce Kirin lager e Ichiban Shibori, ha dichiarato che il consumo pro capite di birra in Giappone è stato di circa 55 bottiglie nel 2020, con un calo del 9,1% rispetto all'anno precedente. E anche se sono passati più di due anni dall'inizio della pandemia, lo scorso giovedì nel Paese si sono registrati più di 255.000 casi di coronavirus, che fanno storcere il naso a qualche giovane riguardo all'iniziativa del governo. 

"I media annunciano casi record di Covid, mentre i ristoranti dicono: non parlate mentre mangiate, indossate una maschera", ha detto Chika Kato, 27 anni, consulente a Tokyo. "Ma allo stesso tempo il governo ci chiede di uscire e bere".

Per questo il governo ha bisogno di idee: promozioni, intuizioni, idee. Per la campagna Saké Viva tutto vale. Anche il metaverso e l'intelligenza artificiale. I partecipanti hanno tempo fino al 9 settembre per presentare i propri progetti atti a convincere le giovani generazioni ad alzare il gomito. 

A novembre sarà tenuta la premiazione, ovvero un finanziamento da parte dell'agenzia delle entrate al progetto migliore

"Bene aiutare i produttori". Ma non tutti sono d'accordo

Per dare un'idea della diminuzione delle entrate, nel 1995, un giapponese beveva in media circa 100 litri di alcol all'anno, contro i 75 litri per adulto del 2020. Per l'erario, le entrate fiscali derivanti dall'alcol sono scese dal 5% nel 1980 all'1,7% nel 2020. Secondo il "Japan Times", la riduzione di entrate provenienti dalle tasse sull'alcool tra il 2020 e il 2021 è stata la peggiore negli ultimi 31 anni. 

Il Giappone sta cercando ogni modo per ridurre il proprio debito, e l'aumento della vendita di alcolici fa parte di questa strategia. 

"È un bene aiutare i produttori locali di alcolici, e se non solo i consumatori più anziani bevono di più, è una buona opportunità", afferma la sommelier Kiyri Matsui.

Per i professionisti, dopo mesi di Covid-19, chiusure notturne e altro, questa è un'ottima notizia. Per altri, come Noboru Hosaka, direttore dell'Associazione "No to alcohol", un po' di meno: "è una politica che non fa per niente bene al Paese". Ma anche l'economista Hidetomi Tanaka giudica l'iniziativa una campagna "irresponsabile e non ortodossa". 

Secondo il ministero della Salute giapponese, circa un milione di giapponesi soffre di alcolismo, e 9.8 sono a rischio. 

Gli organizzatori del concorso hanno dichiarato che l'obiettivo non era l'eccesso di alcool, aggiungendo che le persone dovrebbero bere solo "la quantità appropriata" e adottare misure di "buon senso" per evitare di contrarre il virus. 

"Non stiamo in alcun modo promuovendo il consumo eccessivo di alcol tra i giovani", ha dichiarato Ryo Tsukamoto, portavoce della divisione per le tasse sull'alcol dell'agenzia.