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Cartabia visita casa accoglienza don Benzi per detenuti

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Di ANSA
'Le istituzioni funzionano bene quando c'è sinergia'
'Le istituzioni funzionano bene quando c'è sinergia'

(ANSA) – ROMA, 22 LUG – La ministra della Giustizia Marta
Cartabia ha visitato oggi una casa di accoglienza per carcerati
della Papa Giovanni XXIII vicino Rimini. Giovanni Paolo Ramonda,
presidente della Comunità di don Benzi, ha accolto la ministra
nella casa dove vivono 17 detenuti che stanno scontando la pena
con misure alternative al carcere. Quella di Rimini è una delle 7 Comunità Educanti con i
Carcerati, strutture per l’accoglienza di carcerati che scontano
la pena, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di
servizio ai più deboli nelle strutture e nelle cooperative
dell’associazione. La prima casa è stata aperta nel 2004. Ad
oggi sono presenti 241 tra detenuti ed ex detenuti. Negli ultimi
10 anni sono state accolte 1.865 persone. La ministra Cartabia, dopo aver ascoltato i detenuti ospiti
della casa di accoglienza, ha dichiarato: “Sono qui per
conoscervi di persona e toccare con mano una ricchezza di cui
tanto ho sentito parlare, anche prima che ci incontrassimo su
progetti comuni, come l’accoglienza a madri detenute con figli
piccoli. Questo è un luogo dove accadono cose importanti: essere
qui oggi è un momento per coltivare il rapporto tra realtà
positive della società civile e le istituzioni. Essere qui è per
me come una boccata d’ossigeno. Soprattutto in ambito
penitenziario, le istituzioni funzionano bene soprattutto quando
c‘è una sinergia con realtà che funzionano bene, come la
vostra”. “Per noi è molto importante questa visita perché come
Comunità abbiamo sempre scelto di collaborare con le
istituzioni. Le persone che hanno sbagliato devono giustamente
pagare per i loro errori, ma devono anche essere rieducate. -
spiega Ramonda – E’ quello che facciamo nelle nostre Comunità.
Per chi esce dal carcere la tendenza a commettere di nuovo dei
reati, la cosiddetta recidiva, è il 75% dei casi. Invece nelle
nostre comunità, dove i detenuti sono rieducati attraverso
esperienze di servizio ai più deboli, i casi di recidiva sono
appena il 15%”. (ANSA).

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