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Biden alla corte di Mohammed ben Salmane, fra convergenze e attriti

Joe Biden e Mohammed ben Salmane
Joe Biden e Mohammed ben Salmane Diritti d'autore Mandel Ngan/AFP
Diritti d'autore Mandel Ngan/AFP
Di Paolo Alberto Valenti
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Si conclude il viaggio in Medio Oriente di un presidente statunitense assediato da difficoltà interne e desideroso di rinsaldare la collaborazione con l'Arabia Saudita in tema energetico

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Si è concluso il primo viaggio di Joe Biden da presidente USA in Medio Oriente. Dopo le tappe in Israele e nei territori palestinesi è partito dall'Arabia Saudita relativamente soddisfatto per aver rinsaldato le relazioni fra Riad e Washington anche se stride (per l'opinione pubblica non solo americana)  l'incontro col principe ereditario Mohammed ben Salmane accusato di essere il mandante dell'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, fatto a pezzi in Turchia nel 2018 . Ben Salmane ha ribadito di “non essere responsabile dell'uccisione del giornalista collaboratore del Washington Post" precisando che i giornalisti vengono uccisi anche altrove e l'Arabia Saudita chiede, tra l'altro, "cosa abbiano fatto gli Usa e altri Paesi" per far luce sulla morte in Cisgiordania della reporter di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. 

Interessi in convergenza

L'asse dell'incontro ha puntato in realtà su convenienze reciproche. Biden porta a casa la promessa dell'Arabia Saudita di aumentare del 50% la produzione di petrolio, per favorirne l'abbassamento del prezzo a livello globale (visto l'impatto delle pesanti ricadute della guerra in Ucraina). Con i sondaggi poco incoraggianti e le elezioni di metà mandato alle porte il presidente a stelle e strisce deve contenere la crisi interna e quella mondiale dei prezzi del carburante mentre ha promesso un miliardo di dollari a sostegno della sicurezza alimentare in Medio Oriente e Nord Africa (sempre come parafulmine della crisi alimentare in agguato dovuta allo scontro con la Russia).

Le promesse arabe e i loro limiti

Da parte sua il principe ereditario saudita ha affermato che il suo paese aumenterà la produzione interna di petrolio a un massimo di 13 milioni di barili al giorno. Tuttavia il principe Mohammed ben Salmane ha sottolineato che il suo paese non sarebbe in grado di aumentare ulteriormente la produzione per soddisfare l'aumento della domanda di petrolio nel mezzo della crisi energetica globale.

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