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Embargo al petrolio russo, per la Bulgaria serve un piano

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Di Fay Dulgkeri
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Le forniture di petrolio dalla Russia potrebbero essere interrotte entro fine anno se i Paesi dell 'Unione europea troveranno un accordo
Le forniture di petrolio dalla Russia potrebbero essere interrotte entro fine anno se i Paesi dell 'Unione europea troveranno un accordo   -   Diritti d'autore  AP Photo

Il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia sarà  molto probabilmente al centro del prossimo Consiglio europeo, il 30 e 31 maggio a Bruxelles e l'embargo totale al petrolio russo entro la fine dell’anno è sicuramente la misura più divisiva tra quelle proposte dalla Commissione.

Lo stallo continua

Nonostante le lunghe discussioni fra gli ambasciatori nelle scorse settimane, non si è ancora raggiunto un accordo fra i 27 Paesi europei. L'Ungheria è decisamente contraria e il suo Primo ministro Viktor Orbán ha paragonato la sanzione al lancio di “una bomba atomica sull’economia ungherese“. 

Anche Cechia e Slovacchia sono foertmente dipendenti dal petrolio russo, motivo per cui nell'ultima bozza dell'accordo era stato concesso loro una proroga nell'approvvigionamento fino al 2024. Fra le ultime ipotesi, c'è anche quella di un embargo “marittimo“, applicato cioè solo alle forniture trasportate via mare e non a quelle che transitano per i gasdotti, tutelando così quei Paesi dell'Europa orientale senza sbocchi sul mare.

Nella lettera di invito ai Capi di Stato e di governo dell'Ue inviata venerdì 27 maggio dal Presidente del Consiglio europeo Charles Michel non si fa menzione esplicita del tema, che però traspare dalla “necessità di uscire dalla dipendenza energetica dalla Russia il prima possibile“.

La richiesta della Bulgaria

Anche la Bulgaria ha le sue obiezioni, come spiega a Euronews il ministro dell'Energia Alexander Nikolov.

“Se decidiamo di seguire un certo percorso, questo dovrebbe valere per tutti gli Stati Membri, senza distinzioni. Dobbiamo essere fermi nelle nostre decisioni, trovare un equilibrio tra la necessità di imporre sanzioni l'impatto sull'economia a livello di Unione Europea. Non è un equilibrio facile, soprattutto per il fatto che le misure potrebbero provocare disagio sociale“.

Il potere d'acquisto in Bulgaria è basso, e secondo il ministro una recessione, o comunque un rallentamento economico, combinati con l'aumento dei prezzi dell'energia sarebbe insopportabile per la popolazione.

«Non direi che siamo contrari all'embargo al petrolio, ma serve un chiaro piano d 'azione... Se vogliamo risolvere la situazione in questo momento occorre disciplina. Quindi, se è chiaro che la strategia energetica alternativa può essere attuata in due anni, l'obiettivo deve essere due anni prima di interrompere le forniture. Ma se è chiaro che questo non può essere fatto dall'oggi al domani, dobbiamo guardarci in faccia e dircelo chiaramente. Mentire a noi stessi non aiuta in questa situazione»

La crisi energetica che ha colpito l'Unione europea dopo la guerra in Ucraina è una prova difficile per l'unità dei 27 Paesi. Da un lato c'è la solidarietà da mostrare al Paese invaso e il rispetto dei valori fondamentali europei. Dall'altro lato i prezzi dell'energia, le bollette che ricevono i consumatori e, ovviamente, i costi politici. Con l'avvicinarsi dell'inverno, però, diventa sempre più urgente prendere delle decisioni.