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Moldavia, alta tensione dopo il fermo dell'ex presidente filorusso Dodon

Chisinau, Moldavia, 24 maggio 2022: il fermo dell'ex presidente Igor Dodon
Chisinau, Moldavia, 24 maggio 2022: il fermo dell'ex presidente Igor Dodon Diritti d'autore Aurel Obreja/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Aurel Obreja/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'ex capo di stato e attuale guida dell'opposizione sarebbe accusato di alto tradimento, proprio mentre nel paese si teme un'invasione russa. Disordini nelle ore del fermo

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Alta tensione in Moldavia, dove l'ex presidente e capo dell'opposizione filorussa, Igor Dodon, è stato fermato questo martedì nell'ambito di un'inchiesta della Procura nazionale per la lotta alla corruzione.

Secondo quanto riportato dalla tv di Stato, Dodon - il cui fermo è stato disposto con una durata iniziale di 72 ore - sarebbe accusato tra l'altro di corruzione e alto tradimento, ma le notizie emerse in merito alla sua detenzione sono contraddittorie:  il procuratore generale ad interim della Moldavia l'ha confermata a un sito web di notizie locali, ma una smentita è arrivata subito dopo da un portavoce dell'ufficio del procuratore.

Un'operazione che ha riportato a galla la spaccatura tra le due anime del paese, quella filorussa e quella filoeuropea, proprio mentre crescono i timori circa una possibile sfondamento in Moldavia delle truppe di invasione russe dal confine ucraino. 

Martedì, una folla di sostenitori e oppositori dell'ex presidente si è radunata fuori dalla sua residenza nella capitale Chișinău, dove la polizia stava compiendo una perquisizione, subito prima di eseguire il fermo: i due gruppi sono quasi venuti alle mani, prima che Dodon fosse scortato fuori e fatto salire su una camionetta. 

Il partito di Dodon -  presidente dal 2016 al 2020, con stretti rapporti con la russia di Vladimir Putin - controlla attualmente 22 dei 101 seggi del parlamento moldavo e ne è la principale forza di opposizione, in coalizione con il Partito comunista.

Decine di sostenitori dell'ex capo di stato si sono radunati anche fuori dal Parlamento chiedendo le dimissioni del governo.

Commentando il fermo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato apertamente di persecuzione dei simpatizzanti di Mosca, pur rassicurando sulla volontà di non interferire negli affari di Chișinău.

"In primo luogo, questo è un affare interno della Moldavia" ha detto Peskov. "In secondo luogo, siamo ovviamente preoccupati che tale persecuzione venga nuovamente applicata ai sostenitori dello sviluppo di legami amichevoli e reciprocamente vantaggiosi con la Federazione Russa, con il nostro Paese. Vorremmo sperare, essere sicuri che tutti i diritti legali di Dodon saranno rispettati".

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