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Davos, nella "Casa dei crimini di guerra russi" le foto dell'orrore

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Di Euronews
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La "Casa dei crimini di guerra russi"
La "Casa dei crimini di guerra russi"   -   Diritti d'autore  Markus Schreiber/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Era, sino all'anno scorso, la Casa della delegazione russa a Davos.
Ora l'edificio - che in passato ha ospitato gli eventi legati a Mosca - è diventato la "Casa dei crimini di guerra russi".

In collaborazione con il World Economic Forum, la Fondazione del magnate ucraino Victor Pinchuk ha allestiito una mostra sugli orrori della guerra.

"Come dopo la Seconda Guerra Mondiale c'è stato un tribunale militare per il nazismo, ora ce ne deve essere uno per la deriva russa e per quello che ha prodotto - dice il sindaco di Bucha, Anatolii Fedoruk, presente a Davos - Altrimenti, se questo non dovesse accadere, non ci potrebbe essere giustizia sulla Terra. E non saremmo in grado di fermare per decine di anni le stesse atrocità che sono accadute e che purtroppo stanno ancora accadendo sul territorio dell'Ucraina, perpetrate dagli aggressori e dagli occupanti russi".

In mostra ci sono circa 4.600 fotografie: il processo di raccolta e verifica delle immagini è durato poco più di una settimana, durante la quale - dicono gli organizzatori -¨è stata raccolta un’enorme quantità di prove di crimini di guerra.

Liudmyla Denisova, Commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, spiega come si è sviluppata la raccolta del materiale: "Abbiamo ricevuto molte testimonianze dei nostri cittadini, che raccogliamo, tra l'altro, grazie al nostro chatbot chiamato "Stop Russian Aggression". Così, quando veniamo a conoscenza di segni di azioni, di atrocità che devono essere investigate dalle forze dell'ordine, trasferiamo immediatamente questi materiali alle autorità competenti".

Secondo gli organizzatori, la mostra presso la struttura che è stata della delegazione russa è uno dei modi per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla missione comune, e dunque non solo ucraina, di assicurare alla giustizia i criminali di guerra.