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Odessa nel mirino. Mosca: distrutta raffineria e impianti stoccaggio

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Di Euronews  Agenzie:  ANSA
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Esplosioni a Odessa
Esplosioni a Odessa   -   Diritti d'autore  Petros Giannakouris/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Il cielo di Odessa coperto da una spessa coltre di fumo.

È quello che rimane dopo una nuova ondata di attacchi aerei russi nella strategica città portuale ucraina, affacciata sul Mar Nero.

Le sirene sono tornate a suonare alle 5:45 di domenica, seguite dal boato delle bombe.

L'obiettivo, un impianto di lavorazione del petrolio e depositi di carburante, un'operazione dell'esercito russo per tagliare i rifornimenti alle truppe schierate a Mykolaiv. E il ministero della Difesa ha rivendicato la distruzione di una "raffineria e di 3 impianti di stoccaggio" accanto al porto.

"Erano le 6 del mattino - dice un testimone - stavamo ancora tutti dormendo e hanno iniziato a pioverci addosso detriti. I depositi di petrolio hanno preso a bruciare, hanno sparato nella nostra direzione. È spaventoso. Perché l'hanno fatto? Ci sono bambini piccoli in casa, molti anziani. Qui non c'è un rifugio antiatomico. E poi questo fumo ci soffoca".

Minaccia dal cielo e dal mare

Secondo il governo ucraino non ci sono state vittime.

Le esplosioni sentite questa mattina e l'estesa nuvola di fumo che si può ancora vedere ricordano agli abitanti di Odessa che la minaccia è molto presente. Soprattutto perché 14 navi da guerra russe stazionano nel Mar Nero con i cannoni puntati verso terra.

Secondo Kyiv Independent inoltre le forze russe avrebbero distrutto la più grande raffineria ucraina in un bombardamento del 1 aprile. Per il giornale, Mosca continua "a prendere di mira i depositi di petrolio nel Paese, compresi quelli a Leopoli e Dnipro nei giorni scorsi".

A Odessa si sta recando il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, perché è lì che risiede la "più grande comunità greca in territorio ucraino".

Varsavia apre al rifornimento nucleare

Mentre infuriano i combattimenti, con il solito rimpallo di accuse tra gli schieramenti, il vicepremier polacco Jaroslav Kaczynski dichiara al quotidiano tedesco 'Welt am Sonntag', citato dai media ucraini, che Varsavia è aperta al dispiegamento "di armi nucleari statunitensi sul suo territorio se servisse".

"Se gli americani ci chiedessero di mantenere le armi nucleari statunitensi in Polonia saremmo aperti a questo. Rafforzerebbe in modo significativo la deterrenza su Mosca", spiega Kaczynski chiarendo che il dispiegamento di armi nucleari "non è stato ancora discusso", ma "questo potrebbe cambiare presto".

Ancora sanzioni

Anche l'Ue avverte il Cremlino che si sta mettendo a punto un altro pacchetto di sanzioni, come conferma su Twitter il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che parla anche di "nuovi aiuti all'Ucraina". E contro la guerra torna a scagliarsi Papa Francesco che da Malta invita a pregare "per la pace, pensando alla tragedia umanitaria della martoriata Ucraina, ancora sotto i bombardamenti di questa guerra sacrilega".

Intanto, il bilancio che fanno gli ucraini, anche in termini di vittime, si fa sempre più pesante. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, su twitter, parla di "massacro deliberato" a Bucha dove, tra "i corpi nelle fosse comuni" sarebbe stato trovato anche quello di un calciatore. Si tratterebbe di Oleksandr Sukhenko, ex calciatore del club Seagull Second League che sarebbe stato ucciso insieme ai suoi genitori.

Tentativi di evacuazione

"I russi - osserva sempre Kuleba - mirano ad eliminare il maggior numero possibile di ucraini. Dobbiamo fermarli e cacciarli via". Nell'attesa, sarebbero in corso le evacuazioni da varie città, a cominciare da Mariupol. Un portavoce dei separatisti di Donetsk, Eduard Basurin, conferma che da mezzanotte sarebbe "in vigore un cessate il fuoco temporaneo" per consentire ai "cittadini stranieri" di uscire dalla città.

"Da Berdyansk gli stranieri possono essere evacuati lungo qualunque strada: via terra verso la Crimea o verso i territori controllati da Kiev, oppure via mare" dichiara Basurin citato da Interfax. Non si precisa per quali cittadini stranieri sia stato aperto il corridoio umanitario, ma il cessate il fuoco temporaneo sarebbe stato accettato da Mosca su richiesta diretta del presidente turco Erdogan a Putin. Ieri la Turchia aveva proposto di inviare sue navi per evacuare turchi e ucraini da Mariupol via mare.