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Le sanzioni sul petrolio russo surriscaldano i mercati

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Di Giulia Avataneo  Agenzie:  ANSA
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Le sanzioni sul petrolio russo surriscaldano i mercati
Diritti d'autore  Frank Augstein/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Le sanzioni per l'attacco all'Ucraina si spingono un passo più in là e potrebbero avere un effetto dirompente sull'economia globale.

Il presidente americano Joe Biden ha annunciato lo stop alle importazioni di greggio russo con effetto immediato. Londra starebbe per varare la stessa misura, ma senza coinvolgere le forniture di gas.

L'Unione europea metterà a punto nuove sanzioni contro Russia e Bielorussia, che non riguarderanno però le forniture di gas e petrolio. La reazione di Mosca non si fa attendere: in caso di embargo petrolifero il Cremlino minaccia di chiudere il gasdotto Nord Stream 1. Ma Berlino risponde che "se Putin taglia la consegna di fonti energetiche, la Germania è preparata". Intanto la guerra del petrolio riporta il brent sopra quota 130 dollari al barile (+7%) e il Wti (West Texas Intermediate) viene trattato a 127,9 dollari (+7,3%).

Ue in cerca di autonomia

Nella sua Comunicazione RePower Eu, la Commissione Ue apre ad acquisti e stoccaggi comuni di gas e propone una diversificazione delle forniture di gas da fornitori non russi, l'aumento dei volumi di produzione e l'importazioni di biometano e idrogeno rinnovabile, con l'obiettivo di sganciare l'Ue dalla dipendenza dalle forniture di gas russo "ben prima del 2030".

L'esecutivo Ue proporrà anche un nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, come nella pandemia, per consentire il sostegno alle imprese colpite dalla crisi e a quelle grandi consumatrici di energia.

Impatto immediato

L'effetto della stretta sul petrolio russo non si fa attendere. La benzina in una settimana ha avuto un balzo di 8 centesimi, posizionandosi  a 1,953 euro al litro in media tra il 28 febbraio e 6 marzo scorso. Schizzato anche il costo del gasolio auto che ha subito un rincaro di 8 centesimi e si è portato a 1,829 euro al litro rispetto a 1,740 euro della settimana tra il 21 e il 27 febbraio.

Aumento di poco più di 15 centesimi per il gasolio da riscaldamento salito a 1.715,92 euro al litro. L'Unatras annuncia per il 19 marzo proteste in tutta Italia.

La Shell interrompe gli acquisti

La Shell ha annunciato di aver interrotto gli acquisti di gas e petrolio da Mosca e chiuderà le stazioni di servizio in Russia. Lo ha annunciato la compagnia petrolifera britannica in un comunicato, con cui la società si anche scusata per aver continuato a rifornirsi da Mosca dopo l'invasione dell'Ucraina.

È solo l'ultimo effetto delle pressioni esercitate su governi e multinazionali per tagliare i rapporti con il mercato russo. Ma oltre che sull'economia russa la misura avrà inevitabilmente un impatto sul prezzo del carburante, peraltro già in salita dopo le semplici indiscrezioni nelle scorse settimane.

L'impatto sull'economia globale

"Ci aspettiamo già un'impennata nei prezzi dei generi di prima necessità. Il costo dell'energia è uno dei fattori che incidono di più nella produzione alimentare", spiega Hosuk Lee-Makiyama, direttore dell'Ecipe - Centro europeo di economia politica internazionale. 

"Non solo alimenta i macchinari, ma è necessaria per il trasporto delle materie prime nei diversi mercati mondiali. Dobbiamo anche tenere a mente che al mercato europeo del grano mancheranno gli approvigionamenti dall'Ucraina. Il mercato è collegato a livello globale".

Sanzioni internazionali

Negli ultimi giorni, anche la britannica BP, l'italiana Eni e la francese Total Energies hanno annunciato il loro ritiro totale o parziale dalla Russia o da futuri progetti nel Paese a causa dell'invasione dell'Ucraina. Secondo il CEO di Total Energies, le forniture si sono interrotte dal'inizio della crisi".