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La crisi ucraina e le sue ricadute sulla politica europea

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Di Stefan Grobe
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La crisi ucraina e le sue ricadute sulla politica europea
Diritti d'autore  Olivier Hoslet/The Associated Press

Da diversi mesi ormai la Russia ammassa truppe al confine ucraino, questo preoccupa profondamente Kiev e gran parte del resto d'Europa. È il prologo di un'invasione? L'Ucraina dovrebbe essere costretta a sottomettersi?

Questa settimana si sono svolti colloqui di alto livello in varie sedi tra Russia, Stati Uniti e con la NATO per ridurre l'escalation della crisi. Non sono stati compiuti progressi considerevoli, ma il principale negoziatore russo ha cercato di rassicurare il mondo.

Questo ha detto Sergei Ryabkov, viceministro degli esteri russo:“Abbiamo spiegato ai nostri colleghi che non abbiamo piani, nessuna intenzione di "attaccare" l'Ucraina. (...) L'addestramento al combattimento di truppe e forze armaze si svolge all'interno del nostro territorio, e non c'è motivo di temere un'escalation dello scenario a questo proposito".

La sua controparte americana non è rimasta silenziosa. Ha lanciato invece un severo monito a Mosca, alzando considerevolmente l'asticella in questo braccio di ferro diplomatico.

Mosca e Washington hanno differenze praticamente incolmabili su molte questioni, inclusa la reiterata richiesta del Cremlino di garanzie certe che l'Ucraina non aderirà mai alla NATO.

E se gli Stati Uniti e i loro alleati non soddisfano queste richieste, il presidente russo Putin ha avvertito che il Cremlino adotterà “misure tecnico-militari” non specificate.

Mosca e Washington hanno differenze praticamente incolmabili su molte questioni, inclusa la reiterata richiesta del Cremlino di garanzie certe che l'Ucraina non aderirà mai alla NATO.

E se gli Stati Uniti e i loro alleati non soddisfano queste richieste, il presidente russo Putin ha avvertito che il Cremlino adotterà “misure tecnico-militari” non specificate. E adesso?

Parliamo con un'eminente esperta di questioni europee negli affari eurasiatici e transatlantici per aiutarci a capire dove stiamo andando.

Con me da Washington c'è il nuovo presidente del German Marshall Fund degli Stati Uniti, Heather Conley. È un piacere, benvenuta nel programma.

Euronews: Dopo tutta l'attività diplomatica di questa settimana, siamo più vicini a una soluzione della crisi ucraina?

Heather Conley presidente del German Marshall Fund: Sfortunatamente, credo di no. In effetti, è stato il portavoce russo, il signor Paskov, ad affermare giovedì che i colloqui sono stati in gran parte infruttuosi. Temo che non possiamo dialogare a scapito di alcuni principi importanti, i principi della sovranità, dell'integrità territoriale, del diritto di un Paese a scegliere le sue alleanze e le sue relazioni. Anche se dobbiamo rimanere aperti al dialogo e speriamo di arrivare a una riduzione dell'escalation e a ridurre o mitigare i rischi. Perché si tratta davvero del futuro della sicurezza internazionale, della sicurezza europea e del ruolo di Europa e Stati Uniti.

Euronews: Lasci che le chieda: quanto seriamente Putin sta pensando di invadere l'Ucraina e quali concessioni statunitensi è disposto ad accettare?

Heather Conley presidente del German Marshall Fund: Penso che ciò su cui Vladimir Putin è molto serio sia tornare indietro di 30 anni sugli accordi internazionali fatti dopo il crollo dell'Unione Sovietica. È questo è il suo intento. Il Cremlino continuerà a insistere per ricevere concessioni dall'Occidente, quante concessioni possono ottenere. Penso che lo faranno in modo intelligente. Ma non commettiamo errori di valutazione. Penso che Putin creda che la sua eredità storica sia quella di riprsitinare il ruolo della grande Russia e tornare a costringere l'Ucraina nell'orbita russa, indipendentemente dal fatto che lo faccia con le truppe o con attacchi informatici che facciano pressione sull'Occidente per favorire le sue opinioni.

Euronews: C'è il pericolo che l'invasione dell'Ucraina alla fine diventi una missione salvifica per Putin?

Heather Conley presidente del German Marshall Fund: Questa è una preoccupazione. Questo governo russo non è serio riguardo ai negoziati. È invece molto serio nel dibattere pubblicamente su questi problemi e nel cercare di prevedere i risultati. Quindi, torno a dire, è per questo che siamo molto preoccupati. Cosa farà Vladimir Putin da qui in avanti? Visto che questi colloqui Mosca li ha già dichiarati falliti? Qual'è il prossimo passo? Non sono interessati al fatto che più o meno dialogo possa possono portare a concessioni dell'occidente. Ma capiscono anche che i costi di un'invasione saranno estremamente alti, in particolare da parte degli Stati Uniti.

Euronews: Fino a che punto è disposto ad andare l'Occidente per difendere la sovranità ucraina?

Heather Conley presidente del German Marshall Fund: Si tratta del futuro del sistema internazionale che si estende dall'Europa all'Indo-Pacifico. Se permettiamo ai paesi autoritari di ricreare sfere di influenza, sia nell'Indo-Pacifico che in Europa, ci dirigiamo in un sistema internazionale nuovo e altamente instabile. Noi difendiamo un sistema internazionale basato su norme, regole e leggi. Questo è ciò che è in gioco. Ecco perché questo è così importante. Ecco perché l'unità, la forza e il coraggio transatlantici sono assolutamente essenziali in questo momento.

Qualcuno che era profondamente turbato della sorte dell'Ucraina era David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo. Colleghi e partner politici lo hanno definito un campione della democrazia.

In effetti, era un difensore dei valori democratici così schietto che, l'anno scorso, la Russia gli ha vietato l'ingresso nel Paese.

Questa settimana Sassoli è morto improvvisamente in Italia dove era ricoverato in ospedale. Aveva 65 anni.

La sua scomparsa è avvenuta pochi giorni prima della scadenza del suo mandato.