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Danimarca: la "strage dei visoni" arriva in tribunale, interrogata la premier Mette Frederiksen

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Di Cristiano Tassinari  & Euronews
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Danimarca: la "strage dei visoni" arriva in tribunale, interrogata la premier Mette Frederiksen
Diritti d'autore  Mads Claus Rasmussen/Ritzau Scanpix via AP

Un'accoglienza non particolarmente calorosa (eufemismo!) per il primo ministro danese Mette Frederiksen ha testimoniato davanti alla cosiddetta "Commissione Visoni" al Tribunale di Frederiksberg.

Ha difeso l'abbattimento di tutti i visoni d'allevamento in Danimarca, avvenuto nel novembre 2020, per paura che potessero diffondere un variante di Coronavirus.

"Non vedevo l'ora di dare le risposte che mi sono state richieste oggi", ha commentato il primo ministro danese, all'uscita dal tribunale.
"In generale, posso dire che noi, purtroppo, abbiamo dovuto prendere una decisione, un anno fa, sull'uccisione dei visoni e, ripeto, è stata la decisione giusta".

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Le prime dichiarazioni a caldo della premier Mette Frederiksen.Screenshot video

Non tutti la pensano cosi, però.
Il "Minkgate", come è chiamato in Danimarca, ha creato molti imbarazzi al governo della 43enne premier socialdemocratica Mette Frederiksen, che aveva deciso di prendere questo provvedimento su consiglio delle autorità sanitarie.

A inizio novembre dell'anno scorso, quasi 17 milioni di visoni d'allevamento sono stati gettati in fosse comuni in Danimarca.
Il motivo della strage: nei piccoli animali da pelliccia si temeva si nascondesse una versione mutata del Covid-19, in grado - si pensava - di vanificare l'efficacia dei vaccini, perchè avrebbero reso più difficile la creazione di anticorpi.

Come si è scoperto solo più tardi, la base legale necessaria per l'abbattimento di massa dei visoni era assolutamente inesistente.

Nel frattempo, il fiorente settore dell'allevamento dei visoni in Danimarca - un export da 840 milioni di euro all'anno - è andato completamente in tilt.

A margine dell'interrogatorio della premier danese si sono verificati anche scontri tra la polizia e i manifestanti.