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Talebani: serve anche il sì della sposa per contrarre matrimonio

Talebani: serve anche il sì della sposa per contrarre matrimonio
Diritti d'autore Petros Giannakouris/AP
Diritti d'autore Petros Giannakouris/AP
Di Euronews
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In Afghanistan non sono più permessi i matrimoni forzati. La donna deve esprimere il suo consenso. Il nuovo decreto alla prova dei fatti

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La vita delle donne afghane è appesa a un decreto.

I talebani hanno infatti messo nero su bianco che sarà necessario il consenso della sposa per contrarre matrimonio: una mossa apparentemente intesa ad affrontare i criteri che la comunità internazionale considera una precondizione per riconoscere il loro governo e ripristinare gli aiuti al Paese devastato dalla guerra.

La nuova legge vieta anche di "dare una donna in sposa per raggiungere un accordo o per porre fine a una disputa".

'Donne e uomini dovrebbero essere uguali'

"Entrambi (donne e uomini) dovrebbero essere uguali", si legge nel decreto, che aggiunge: "Nessuno può costringere le donne a sposarsi con la coercizione o la pressione".
I diritti delle donne sono migliorati notevolmente negli ultimi due decenni di presenza internazionale in Afghanistan, ma sono visti come una minaccia con il ritorno dei talebani, che durante il loro precedente governo negli anni '90 hanno marginalizzato le donne, cancellando i loro diritti, vietando loro la vita pubblica e l'accesso all'istruzione.

Il leader supremo, Maulvi Haibtullah, ha invitato religiosi e anziani delle tribù ad applicare le nuove disposizioni. Tra le direttive entrate in vigore anche "il diritto delle vedove di sposarsi o determinare il proprio futuro", il diritto all'eredità e a una quota fissa della proprietà di marito, figli, padre e parenti.

La poligamia? 'Deve essere equa'

Un passaggio che cambia l'ordinamento ma che potrebbe trovare resistenze nell'Afghanistan rurale e tribale.
Secondo il nuovo corso talebano, la poligamia deve poi essere gestita con equità: coloro che hanno più di una moglie sono obbligati a riconoscere i loro i diritti e mantenere la giustizia tra le consorti.

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