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Report sul clima: Venezia rischia di sparire sott'acqua e con lei tante città costiere

Di Euronews
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Acqua alta a Venezia
Acqua alta a Venezia   -   Diritti d'autore  FILIPPO MONTEFORTE/AFP or licensors
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C'è la data di scadenza: entro il 2100 piazza San Marco rischia di finire costantemente sott'acqua e Venezia - insieme ad altri centri urbani costieri - entra di diritto nelle città in via di estinzione.
Il Mose, il sistema a paratie che tiene l’alta marea fuori dalla laguna, è progettato per eventi eccezionali, non per l'inesorabile aumento del livello del mare, legato ai cambiamenti climatici.
A Venezia le stime sono di un incremento di altri 50 centimetri entro la fine del secolo.

Georg Umgiesser, oceanografo al CNR-ISMAIR (l'Istituto di Scienze Marine del CNR che svolge ricerche in aree mediterranee, oceaniche e polari per studiare l'evoluzione degli oceani e dei margini continentali), sostiene che "un aumento di 50 cm sarebbe catastrofico per Venezia perché si avrebbe un livello medio del mare di 82 cm. Piazza San Marco è a 80 cm di livello medio, il che significa che avremmo sempre acqua a San Marco".

Il report IPCC, emergenza coste

La conferma dell'emergenza, per Venezia ma più in generale per le città costiere, arriva dalla relazione inedita dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L’IPCC è stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP) allo scopo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente fondata dello stato attuale delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro potenziali impatti ambientali e socio-economici.

Come si evince dal tweet, "ovunque si sta riscaldando".

L'IPCC lancia un allarme chiaro: chi sta in prima linea - megalopoli, piccole isole, porti commerciali, delta e comunità artiche - è al conto alla rovescia. Il problema non è più se - dicono i ricercatori - ma quando avverrà il danno.

Il danno è ambientale ed economico

Una proiezione dello scenario peggiore per le 136 più grandi città costiere del mondo ha calcolato i danni attesi entro la metà del secolo tra 1,6 e 3,2 trilioni di dollari, a causa dell'aumento del livello del mare senza inversione di tendenza. Una stima che pesa, anche in considerazione del fatto che circa un decimo degli abitanti e dei beni del mondo si trova a meno di 10 metri (33 piedi) sopra il livello del mare.

Da Guangzhou a Mumbai, da Dhaka a Cape Town, il report avverte: senza tagli drastici alle emissioni, l'impatto sarà devastante, anche per il fatto che le città costiere continuano ad espandersi, mettendo in pericolo altri milioni di persone, soprattutto in Asia e in Africa.

Come possono proteggersi le città?

Le opzioni includono protezioni ingegneristiche come dighe e paratie, che potrebbero ridurre il rischio di inondazioni fino a pochi metri di innalzamento del mare, ma possono danneggiare i sistemi ambientali.
La riabilitazione degli ecosistemi costieri offre anche ampi benefici. Le mareggiate sono meno dirompenti quando una città costiera è riparata da un ampio cuscinetto di mangrovie o paludi. Le praterie di fanerogame, le foreste di mangrovie, le barriere coralline e le paludi di marea sostengono anche la vita marina e i settori economici correlati come la pesca e il turismo.

Non c'è "una pallottola d'argento", si legge nella bozza dell'IPCC, ma le scelte diventeranno solo più difficili man mano che gli impatti si accumulano.

"Dobbiamo agire ora, perché è già troppo tardi", dice Johan Verlinde, responsabile del piano di adattamento al clima di Rotterdam. I Paesi Bassi sono un esempio di 'resilienza': più della metà del loro territorio è vulnerabile alle inondazioni costiere e fluviali su larga scala e più di un quarto è sotto il livello del mare.
Dopo le inondazioni mortali del 1953, il Paese ha iniziato a costruire una rete di difese ad alta tecnologia.

I Paesi Bassi attualmente stanziano un miliardo di euro all'anno per il piano di adattamento "Living with water".