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Covid: situazione sanitaria in India catastrofica, i dipendenti di aziende occidentali rimpatriano

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Di redazione italiana
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Covid: situazione sanitaria in India catastrofica, i dipendenti di aziende occidentali rimpatriano
Diritti d'autore  AFP

 La crisi sanitaria dell'India si sta allargando con percentuali di infezione e decessi che aumentano vertiginosamente e non mostrano segni di allentamento.

Gli ospedali sono sopraffatti, l'ossigeno scarseggia, i crematori fuori uso e i vaccini difficili da trovare, anche se gli Stati Uniti hanno promesso a Nuova Delhi  milioni di dosi di Astrazeneca.

Mercoledì comunque è stato aperto un sito di registrazione per la vaccinazione per le persone d'età compresa tra i 18 ei 45 anni, che è subito andato fuori uso a causa della  domanda eccessiva. 

La situazione sanitaria è critica e ora le aziende occidentali sollecitano i propri dipendenti a lasciare il Paese il prima possibile.

 Manon Trouche vive a Nuova Delhi da sette anni dove lavora per un marchio di cosmetici francese ma ora sta per lasciare tutto per tornare in Francia.

"In questo momento a Nuova Delhi si sentono le ambulanze notte e giorno: tutto questo ci dà un senso di ansia immaginabile. Abbiamo veramente  l'impressione che la città stia  combattendo contro covid tutto il tempo".

Gli aiuti internazionali dovrebbero arrivare quanto prima: si tratta di 22 tonnellate di aiuti umanitari dalla Russia, comprese apparecchiature per la fornitura di ossigeno e macchine per la ventilazione.

L'Austria ha appena annunciato due milioni di euro di aiuti, mentre Singapore, Nuova Zelanda e Francia, sono solo alcuni di quelli che si sono impegnati a inviare attrezzature. Ma gli esperti dicono che gli aiuti avranno solo un effetto limitato in una nazione che ha una popolazione di 1,4 miliardi di abitanti. 

Con almeno 200.000 casi e 3.000 decessi registrati ogni giorno, è probabile che l'India registrerà ancora valori molto alti prima di raggiungere il picco.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, l'India  rappresenta il 38% dei 5,7 milioni di casi registrati a livello globale la scorsa settimana.