ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Reati in calo, ma le carceri restano sovraffollate, Italia maglia nera nell'Ue

euronews_icons_loading
Reati in calo, ma le carceri restano sovraffollate, Italia maglia nera nell'Ue
Diritti d'autore  Misha Japaridze/ASSOCIATED PRESS
Dimensioni di testo Aa Aa

La pandemia potrebbe rappresentare un'opportunità per riformare la politica carceraria nell'Unione europea, riducendo così il problema del sovraffollamento negli istituti detentivi. Secondo il rapporto annuale del Consiglio d'Europa, pubblicato oggi, nel 2020 la percentuale di reclusione è leggermente diminuita. Così come i reati comuni in calo costante dal 2013. Ma il problema del sovraffollamento resta. L'Italia è il peggiore Paese in Europa per concentrazione di carcerati, con 120 detenuti per ogni 100 posti.

In Europa la durata media delle pene è di 8 mesi. Ma il rapporto del Consiglio d'Europa sottolinea la differenza tra Stati che esiste nella gestione delle carceri. Secondo Marcelo Aebi, Professore di Criminologia presso l'Università di Losanna. "I paesi nordici applicano pene più brevi, mentre alcuni paesi mediterranei hanno pene detentive molto lunghe. E anche sugli standard di accoglienza nelle celle ci sono molte differenze. Ad esempio – ricorda Aebi - l'Italia ha delle regole per l'assegnazione degli spazi molto rigide: nelle celle ci dovrebbero essere almeno 9 metri quadrati a persona e se si aggiunge un secondo letto, bisogna calcolare 5 metri quadrati in più. Ci sono solo due modi per risolvere questo problema: ridurre la durata delle pene o costruire più prigioni".

La popolazione carceraria europea ammonta a un milione e mezzo di persone. Il covid ha avuto un impatto nella vita dei detenuti che hanno in molti casi perso il diritto alle visite mentre in altri casi hanno potuto godere di una sospensione di pena. Sono Stati ben 22 i Paesi europei, infatti, a far tornare a casa i detenuti per prevenire la propagazione del virus: rilasciando un totale di 143.000 detenuti.

"Non si tratta semplicemente di liberare i detenuti – specifica il criminologo Aebi - perché il carcere deve anche facilitare la reintegrazione degli ex carcerati nella società. Il rapporto del Consiglio d'Europa poi non tiene conto dei dati sulla libertà vigilata, perché non sono stati ancora raccolti".

Non ci sono molti numeri neanche su quante persone sono finite in carcere per aver commesso crimini in rete, nonostante il numero dei reati informatici non faccia che aumentare.