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Sul lago Baikal i russi cercano di capire com'è fatto l'universo

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Una sfera di cristallo per comprendere il passato. Non si tratta della promessa di una fattucchiera, ma di un serissimo progetto russo sul lako Baikal, in Siberia.

I moduli rivelatori del telescopio (che sembrano palline trasparenti attaccate a lunghe funi) sono immersi a profondità fino a un chilometro e mezzo , formando ghirlande con trentasei moduli ciascuna. Gli scienziati cercano così di individuare i dati astrofisici.

Così Grigory Trubnikov, direttore dei lavori: "Possiamo registrare una particella che ha viaggiato sulla Terra per milioni di anni. Tutto ciò che ha incontrato sulla sua strada, tutte le informazioni che ha accumulato. Adesso sappiamo molto di più sull'Universo che ci circonda. E possiamo sapere di più su come nascono le galassie o su come muoiono, possiamo avere una maggiore conoscenza di cosa è composto il nostro Universo, di quali oggetti, e come questi oggetti interagiscano tra loro".

Queste particelle si chiamano neutrini, comprendere il loro vissuto permette di capire come si sono formate le stelle e i pianeti e quindi capire, dalla terra, molto di più sullo universo di quanto possano fare alcune missioni spaziali.