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L'offerta culturale nel labirinto del virus

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L'offerta culturale nel labirinto del virus
Diritti d'autore  AP Photo
Di Paolo Alberto Valenti
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Come reinventarsi la cultura in pieno distanziamento sociale? E come fare il processo del ritorno al passato? Non appena il Coronavirus ha costretto la chiusura di mostre e musei il dilemma è stato angoscioso e tutti si sono resi conto che il “trasferimento” online delle mostre in corso o appena inaugurate non rendeva giustizia all'intensità emotiva del messaggio.

La trovata della Libera Università di Bruxelles

Adesso però si va oltre. Ad un anno dal primo lockdown in Belgio, la libera università di Bruxelles ha appena aperto il suo "Temporary Lockdown Museum" che vuole già archiviare questo periodo a dir poco singolare che ha investito il pianeta dall'inizio del 2020.

Un modo per sdrammatizzare una situazione globale ancora preoccupante.

"C'è molta emozione, riviviamo tutto ciò che abbiamo vissuto e ancora stiamo vivendo, ma allo stesso tempo c'è un po' di speranza. Vediamo che rientra nella categoria del museo quindi possiamo riderci sopra, possiamo vederlo da una prospettiva diversa, come la famosa carta igienica, quindi sì, è una buona cosa, c'è ottimismo": racconta una studentessa.

Dalla carta igienica che era sparita dai supermercati nordeuropei, per la paura della penuria, ai dipinti surreali e tragicomici, il museo temporaneo ha anche riunito oggetti come le stampanti 3D vastamente utilizzate durante la pandemia. Nel campus universitario della capitale belga sono esposti gratuitamente circa 130 pezzi che in un modo o in un altro hanno a che fare con la stagione del confinamento e delle chiusure. Il museo temporaneo rimarrà aperto fino alla fine delle misure anti-pandemia

Archiviare il prima possibile

"Vorremmo che le persone, camminando per la mostra, ricordassero le emozioni che tutti abbiamo vissuto, che abbiamo condiviso tutti": ci spiega Nathalie Levy, responsabile mostre presso la Libera Università di Bruxelles (ULB). Insomma siamo entrati tutti in pandemia adesso vogliamo tutti uscirne, anche con la cultura.