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Libano nel pantano, tra proteste, instabilità politica ed economia in crollo

Beirut, 16 marzo 2020: un giovane ambulante siriano nella zona degli scontri esplosi durante le ultime proteste
Beirut, 16 marzo 2020: un giovane ambulante siriano nella zona degli scontri esplosi durante le ultime proteste Diritti d'autore Hussein Malla/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Hussein Malla/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
Di Antonio Michele Storto
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Mentre la lira ha perso il 90 per cento del valore negli ultimi 18 mesi, nel paese non si riesce a trovare una quadra per la formazione di un nuovo governo. E Parigi minaccia di chiudere il rubinetto degli aiuti

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Acrimonia istituzionale, impasse politica, rimpallo di responsabilità tra le più alte cariche dello stato.

Si fa sempre più esplosiva la situazione in Libano, da mesi paralizzato da un'aspra crisi economia e nelle istituzioni.

In un messaggio televisivo, il presidente Michel Aoun ha ora dato un ultimatum al premier designato Saad Hariri: "si decida a formare rapidamente un governo - ha detto - o si faccia da parte

Accuse incrociate

Nel mezzo di una depressione economica senza precedenti negli ultimi 30 anni, Hariri è stato incaricato ad ottobre di formare un esecutivo, ma il tutto si è impantanato nelle sabbie mobili degli infiniti mercanteggiamenti tra i principali partiti al potere.

Bilal Hussein/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Beirut, 16 marzo 2021: un manifestante scaglia una pietra contro la sede della banca centraleBilal Hussein/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Dal canto suo, il premier designato ha reagito all'ultimatum del  presidente rimpallando su di lui le responsabilità per lo stallo: "Se non è in grado di firmare il decreto per la formazione di questo governo - ha dichiarato -  pronto a garantire le riforme per fermare il collasso del paese, dia il via libera a un'elezione presidenziale anticipata"

Pressioni internazionali

Tensioni alimentate tanto dalle pressioni internazionali quanto dalle manifestazioni di piazza che continuano a susseguirsi a Beirut.

Mercoledì, un funzionario francese ha esortato europei e americani ad aumentare l'attenzione sulla classe politica libanese per ottenere la formazione di un nuovo governo, pena l'introduzione di sanzioni. Parigi, in particolare - che ad agosto, per bocca dello stesso presidente Macron, aveva promesso che i libanesi non sarebbero stati "lasciati soli" - ha subordinato ogni aiuto finanziario alla formazione di un governo che sia tecnico e apartitico e possa assicurare le riforme giudicate inderogabili per il paese.

Nelle stesse ore, a Beirut i manifestanti sono tornati in strada a protestare contro una nuova caduta della lira libanese, che in un anno e mezzo ha perso il 90% del suo valore: un gruppo particolarmente agguerrito ha tentato di penetrare nella sede del ministero dell'economia, giudicato colpevole per iperinflazione e crollo del poter d'acquisto

Secondo l'ONU, il 55% dei quattro milioni di libanesi vive ormai otto la soglia di povertà, con meno di 3,84 dollari al giorno

Spiragli all'orizzonte

Ma il fuoco incrociato che arriva dalle piazze e dalla diplomazia internazionale qualche effetto, in termini di stabilità, potrebbe sortirlo.

In mattinata,  Hariri ha infatti accettato di incontrare - "con le idee chiare circa l'esecutivo da proporre - il presidente Anoun: sul tavolo, oltre al dossier economico, c'è ovviamente quello internazionale, con l'impellente urgenza di riguadagnare credibilità agli occhi di Parigi e della comunità internazionale tutta

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