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A Ginevra il cinema alza la voce sui diritti umani nel caos della pandemia

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A Ginevra il cinema alza la voce sui diritti umani nel caos della pandemia
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Il Festival del film sui diritti umani di Ginevra diventa una tribuna necessaria in un momento in cui si riducono gli spazi di dibattito, con l'attualità fagocitata dalla pandemia.

Una voce per i diritti umani nel deserto pandemico

Il Festival del Film e Forum internazionale sui diritti umani di Ginevra (Fifdh) si è tenuto per la seconda volta consecutiva on line, costretto dalle restrizioni sanitarie.

Fra gli ospiti, vere e proprie star della difesa dei diritti umani, come Angela Davis o Ai WeiWei. Presenti, purtroppo, solo virtualmente. Ma più motivate che mai. Perché, osserva Isabelle Gattiker, direttrice generale e dei programmi, "Si percepisce una riduzione degli spazi di dibattito sui diritti umani, l'attualità mediatica è letteralmente risucchiata dalla pandemia, e questo festival è uno dei rari spazi che restano sul pianeta. Si sente che le grandi personalità che hanno accettato di partecipare al festival quest'anno hanno voglia di far sentire la loro voce a Ginevra, durante il Consiglio dei diritti umani dell'Onu".

Shadow Game: "È un'esperienza che abbiamo vissuto tutti"

Il Gran Premio di Ginevra per il documentario creativo è stato assegnato a Shadow Game, delle olandesi Eefje Blankevoort ed Els Van Driel, un film sui migranti minorenni in fuga da guerra e povertà per raggiungere l'Europa. Il documentario, che ha utilizzato video e contenuti social prodotti da giovani migranti, si è anche aggiudicato il Premio della giuria dei giovani.

"In Europa tutti dovrebbero vedere questo film - è convinta Blankevoort -perché sono cose che stanno accadendo sul nostro continente. Penso anche che questo film ci aiuterà ad attrarre un pubblico diverso. Stiamo lanciando una campagna di sensibilizzazione e un manifesto in cui mettiamo in evidenza i diritti dei bambini anche per i bambini migranti".

Per van Driel, Shadow Game "Ci fa vedere che in fondo è un'esperienza che abbiamo vissuto tutti, tutti siamo stati giovani e abbiamo avuto le loro stesse aspirazioni. Tutti vogliamo diventare qualcuno, vogliamo studiare, trovare un lavoro, prenderci cura della nostra famiglia".

Veins of the World: la lotta di un undicenne contro le multinazionali

Il Gran premio Fiction e diritti umani è andato a un'altra donna, Byambasuren Davaa, per Veins of the World, che segue le vicende di un ragazzino di 11 anni in lotta contro le multinazionali in Mongolia.

Il coproduttore Ansgar Frerich precisa: "È la storia di una famiglia nomade che vive in una zona dove vengono trovati ricchi giacimenti d'oro, e le multinazionali naturalmente si impossessano del terreno e lo devastano con i loro prodotti chimici, avvelenando l'acqua...".

Una lotta fra Davide e Golia in cui la realtà si intreccia con la fantasia.

La musica contro isolazionismo e xenofobia

Nell'ultima giornata del festival, Max Richter e Yulia Mahr hanno presentato estratti esclusivi dal loro lavoro Voices, un adattamento musicale della Dichiarazione universale dei diritti umani, trasmessa in contemporanea in 37 paesi lo scorso dicembre. Richter spiega: "Io reagisco al mondo che mi circonda scrivendo musica. Mi sono accorto che per me era importante gettare luce ancora una volta su questo testo. Viviamo un'epoca di grandi ansie, un'epoca molto difficile, non solo per via della pandemia, ma prima della pandemia con tutto quel che stava accadendo, l'ascesa del populismo, le nuove politiche di destra, il nazionalismo, ogni tipo di comportamento isolazionista e xenofobo..."

La conversazione con Max Richter e Yulia Mahr è stato uno degli incontri proposti dal festival

E il pubblico non è mancato, anche se a distanza. Perché anche durante la pandemia la lotta contro le violazioni dei diritti umani deve continuare.

Journalist • Selene Verri