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Un progetto nella città di Ghent trasforma madri disoccupate in assistenti all'infanzia

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Un progetto nella città di Ghent trasforma madri disoccupate in assistenti all'infanzia
Diritti d'autore  JOHN THYS/AFP
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Madri, single e senza lavoro: un tris che nella maggior parte dei casi è sinonimo di marginalità. Non nella città di Ghent, in Belgio, dove giovani madri come Herrat ricevono gratuitamente una formazione per diventare assistenti all ’infanzia.

Dopo essersi trasferita dal Ghana e aver avuto una bambina, Herrat ha colto l’opportunità per iniziare una nuova vita.

“Ci insegnano molte cose - afferma-. All’inizio pensavo che lavorare con I bambini sarebbe stato facile. Ma poi ho realizzato che c’erano molte cose da imparare. E quando ce la fai e finisci i tuoi esami senti di avere maggiore fiducia in te stessa e che puoi fare molto. Credo di essere cambiata e di essere cresciuta” .

Grazie a questo progetto gli asili possono avvalersi di un aiuto in più e i bambini possono socializzare con gli altri, invece di restare a casa. Il training dura circa due anni e può portare all’assunzione presso la stessa struttura o altrove.

Molte madri sono straniere e affiancate dal personale della scuola anche nelle questioni amministrative personali. Tineke Von Craenenbroeck, che gestisce uno dei centri per l’infanzia coinvolti nel progetto sostiene che stabilire fiducia alla base sia la cosa più importante per iniziare il percorso.

“Assisterle è importante perché per loro è difficile: molte cose pratiche sono in fiammingo e quasi nessuna parla la lingua. In questo modo si facilita il loro inizio e si stabilisce un legame di reciproca fiducia tra noi e loro”.

Il progetto è finanziato con i soldi del fondo europeo contro la povertà infantile e gestito dalla fondazione King Baudouin. Fondamentale la presenza di un job coach che guida le madri nell’apprendimento del mestiere, ma che fornisce anche consulenza per la crescita personale.

“I genitori portano i loro bambini all’asilo ma grazie a questo progetto possono anche crescere come persone- sottolinea Bjorn Martens, project manager. Non si tratta solo di affinare le competenze professionali ma anche quelle personali ed è in queste due aree che lavora il coach. In effetti ogni conversazione inizia con un “come stai”?

Finora sono 14 le persone che hanno intrapreso il percorso educativo che terminerà con gli esami a giugno. Il progetto coinvolge 32 centri per l’infanzia che ospitano circa 1200 bambini, ma i coordinatori sperano di allargarlo a più persone possibili.